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Oggi è entrato in vigore l'AI Act, l'inizio di un percorso faticoso e ancora largamente incompleto
Ieri, 2 agosto, è entrato in vigore un nuovo blocco di norme del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act. Una data presentata come uno spartiacque che in realtà segna più l’inizio di un percorso faticoso e ancora largamente incompleto, un primo passo su degli oggetti che sarà molti difficile regolamentare sul serio (ci arrivo dopo). La Commissione europea, per arrivare in tempo, aveva diffuso solo il 10 luglio un codice di condotta per gli sviluppatori di AI, e appena nove giorni dopo le linee guida per applicarlo. Il risultato è una corsa all’ultimo minuto per regolamentare un campo che si evolve con velocità esponenziale mentre, come è noto, la politica si muove con la lentezza di chi rincorre.
In ogni caso, buona notizia, 26 aziende hanno firmato quel codice. Nomi pesanti: OpenAI, interessata soprattutto ai finanziamenti europei per data center e infrastrutture; Anthropic, guidata dai fratelli Amodei con l’ambizione di un’intelligenza artificiale “sicura per definizione”; Google, Amazon, Microsoft, IBM, e persino xAI di Elon Musk (uno che con le regole europee ha notoriamente un rapporto difficile). Dall’Europa ci sono la francese Mistral, che punta a un miliardo di investimenti, Aleph Alpha dalla Germania, e persino un progetto italiano, “modello Italia”, sviluppato da Domyn (ex iGenius) con aziende come Fastweb-Vodafone (Miia) e Almawave (Velvet).






