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I ministri oltranzisti spingono il premier a distruggere il gruppo. Trump per la tregua

Alleati a parole, divisi nei fatti. La missione israeliana dell'inviato Usa Steve Witkoff invece di rimarginare le ferite le ha allargate. Per quanto Witkoff ripeta che a Gaza "non c'è fame", la fretta con cui Donald Trump annuncia nuovi piani per la distribuzione del cibo fa capire quanto le immagini provenienti dalla Striscia irritino la Casa Bianca. Anche perché il progetto di mettere da parte l'Onu e trasferire la distribuzione del cibo alla "Gaza Humanitarian Foundation" porta la firma statunitense.

Ma le divisioni non si fermano qui. Mentre l'opinione pubblica israeliana fa i conti con le condizioni strazianti di David Evyatar, un terzo ostaggio tutto pelle ed ossa le cui immagini sono state diffuse ieri da Hamas, Usa e Israele faticano a trovare un'intesa. Anche l'apparente intesa sulla necessità di mettere fine ai cosiddetti "accordi parziali" e costringere Hamas a negoziare la liberazione in un colpo solo di tutti i prigionieri nasconde molte divergenze. La prima riguarda l'obbiettivo immediatamente successivo. "Il piano non è quello di espandere la guerra, ma di porvi fine" sottolinea l'inviato Usa incontrando a Tel Aviv le famiglie degli ostaggi e spiegando cosa debba avvenire subito dopo il ritorno a casa dei loro cari.