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Il sindaco di Milano Beppe Sala ha detto che chiederà l’intervento della prefettura per tentare di sbloccare i cantieri sotto sequestro a causa dell’inchiesta sulla gestione dell’urbanistica in città. Lo ha promesso ai rappresentanti del comitato “Famiglie sospese, vite in attesa”, composto da oltre 1.500 persone che anni fa avevano versato decine e in alcuni casi centinaia di migliaia di euro come anticipo per comprare case dove ora non possono vivere perché gli edifici sono sequestrati nell’ambito dell’inchiesta.
Il sindaco ha chiesto aiuto al prefetto perché la prefettura è considerata parte terza, dato che non è coinvolta nelle indagini. In teoria infatti un problema di questo tipo dovrebbe essere gestito dal comune, come è accaduto fino a pochi mesi fa, ma l’inchiesta ha coinvolto diversi funzionari e politici locali, tra cui lo stesso Sala, e di fatto bloccato l’attività di molti uffici.
L’obiettivo del comune e del comitato è trovare una soluzione al sequestro, valutando caso per caso come intervenire. Molto passerà dalle trattative con i costruttori, a cui sarà chiesto di presentare nuove richieste di autorizzazione.
Per anni il comune di Milano ha dato la possibilità di iniziare molti cantieri di nuove costruzioni con una cosiddetta Scia, un documento di “segnalazione certificata di inizio attività”, che nella maggior parte dei casi si usa per interventi di ristrutturazione e che permette di accelerare le procedure burocratiche. La Scia è di fatto un’autocertificazione che ha effetto immediato: una volta presentata si può iniziare a costruire, e il comune può fare controlli successivamente.












