VENEZIA - Come li chiameranno? Assessorini? Vice-assessori? Sotto-assessori? Nomi a parte, l’idea che sta prendendo piede negli ambienti politici veneti è che la giunta del post Zaia, quella che sarà guidata da Alberto Stefani se la spunterà la Lega (scenario al momento più probabile) o da Raffaele Speranzon/Luca De Carlo se Giorgia Meloni punterà i piedi (dipenderà forse anche dai pronostici sulle Marche, metti mai che il dem Matteo Ricci la spunti sul meloniano ricandidato Francesco Acquaroli), ebbene, l’idea è che la coperta sarà un pochettino corta e dunque bisognerà mettere mano allo Statuto per aumentare i posti nell’esecutivo. Perché, chiunque arrivi primo, non sarà il numero uno come Zaia nel 2020.
Cinque anni fa andò così: Luca Zaia, ricandidato per la terza volta, fece strike, la sua Lista Zaia (44,57%) umiliò tutti, dalla Lega (16,92%) a Forza Italia (3,56%), con Fratelli d’Italia in aumento rispetto a cinque anni prima, ma comunque sotto la doppia cifra (9,55%). Ora la previsione per il prossimo novembre, quando si tornerà alle urne, è di un consiglio regionale balcanizzato: centrodestra vincente (al netto di miracoli pro Manildo), ma nessun partito autosufficiente. La legislatura che sta per concludersi ha visto infatti la Lega libera di fare il bello e il cattivo tempo forte dei suoi 34 consiglieri su 51 (anche se poi per strada si sono persi Fabrizio Boron passato a Forza Italia e Silvia Rizzotto e Marco Andreoli passati a FdI), ma la prossima volta le stime dicono che sicuramente ci sarà un partito che arriverà primo (e sarà interessante vedere se Fratelli d’Italia manterrà i risultati delle Politiche 2022 e delle Europee 2024 o se ci saranno sorprese), solo che nessuno avrà la maggioranza assoluta. Un po’ per questo e un po’ per la volontà di tenere calme un po’ tutte le forze politiche, si sta dunque ragionando sull’aumento degli assessori. E sui sotto-assessori. Che naturalmente avrebbero una (mini?) indennità.






