«Credo di avere i titoli per parlare…». Sorride amaro Evgenij Savostyanov, che fu capo del Kgb di Mosca e poi un tecnico dall’importante passato militare al servizio dei governi, compresi quelli di Vladimir Putin. Se ne andò da ministro della Cultura nel 2015, denunciando il clima di censura a suo giudizio ormai imperante. Nel fatale 2022, promosse un documento contro l’Operazione militare speciale in Ucraina e poi un altro ancora contro l’uso della minaccia nucleare. Ma nonostante il curriculum di cui sopra, non può mettere piede in Europa. Oggi è considerato uno degli analisti più acuti sulle vicende del suo Paese.