Beirut si appresta a commemorare il quinto anniversario della devastante esplosione che nel 2020 ha squarciato il suo porto, lasciando dietro di sé morte, distruzione e interrogativi irrisolti.
Quella che è stata definita una delle dieci più potenti esplosioni non nucleari della storia ha causato la morte di 246 persone e il ferimento di migliaia, sfigurando o menomando molte di loro per sempre.
Circa 300.000 persone, un terzo degli abitanti della città, furono costrette ad abbandonare le proprie case, gravemente danneggiate dall'onda d'urto.
A distanza di cinque anni, lunedì prossimo i familiari delle vittime si preparano a celebrare la ricorrenza nel centro di Beirut, in una città che ancora non ha ottenuto risposte sulle cause della tragedia.
Un vero e proprio muro di gomma è stato eretto dall'élite politica libanese, ostacolando i tentativi degli inquirenti locali di far luce sull'accaduto. L'unica certezza è che a esplodere furono 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, illegalmente custodite per ben sette anni, dal 2013 al 2020, con il placet dei vertici istituzionali e di sicurezza libanesi, in uno degli hangar del porto, a poche centinaia di metri dal centro cittadino. L'esplosione, preceduta da scintille e deflagrazioni minori, si verificò alle 18:08 del 4 agosto 2020, in un periodo in cui il Libano era già attanagliato dalla peggiore crisi finanziaria della sua storia, con carenze di medicinali, elettricità, benzina, il crollo del valore della moneta locale e il fallimento delle banche.












