La verità attestata nei tribunali però continua a non convincere una parte dell’opinione pubblica. Quello a Bellini infatti non è stato un vero processo ai mandanti. Questi ultimi infatti erano tutti morti già da tempo e non hanno potuto esercitare alcun diritto di difesa. Lo stesso movente della strage è rimasto oscuro, per ammissione degli stessi giudici. L’eccidio è stato però inserito in una più ampia strategia del terrore, di matrice pidduista e con la partecipazione di esponenti missini, che avrebbe mirato a colpire il Pci e l’ordinamento democratico per instaurare in Italia un regime autoritario. Proprio i forti dubbi nutriti sulla cornice storico-politica offerta dalle sentenze hanno indotto alcuni esperti a diffondere una lettera aperta al Presidente del Senato Ignazio La Russa. I giornalisti Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi, insieme agli avvocati Valter Biscotti e Valerio Cutonilli, hanno rinnovato le loro perplessità nei riguardi della ricostruzione giudiziaria, a loro avviso evanescente, che in assenza delle dovute confutazioni rischia d’intossicare anche l’odierna dialettica politica.
Strage di Bologna, la lettera a La Russa: "Occorre riflettere su scenari diversi"
La quaranticinquesima ricorrenza della strage di Bologna segnala conclusione di un’interminabile vicenda giudiziaria. Lo scorso primo luglio la ...











