Può una casa automobilistica o, meglio, una multinazionale, trasformarsi in una sorta di moderno mecenate? Non solo per il Green, ma per il sociale, l’ambiente, la bellezza del vivere comune. È possibile oggi, o è solo un sogno da anime belle? «È una bella provocazione - risponde Massimo Nalli, presidente di Suzuki Italia - perché io credo che una multinazionale, automobilistica o meno, abbia un po’ questo dovere, sì. Non solo un diritto. Prenda il mercato italiano: per Suzuki è il numero uno in Europa, ci dà tantissimo. E allora, è giusto restituire qualcosa, non solo ai clienti, ma all’ambiente in cui viviamo. Non siamo mecenati risolutivi, sia chiaro, non abbiamo la bacchetta magica. Però un contributo, un esempio, quello sì, possiamo darlo».

La vostra strategia sembra fatta di tante piccole iniziative, quasi artigianali, che insieme costruiscono un mosaico. È così?

«È proprio così. Noi diamo contributi che sappiamo essere insufficienti, ma li diamo con convinzione. Piccole cose, sì, ma che sommate possono indicare una strada».

Parla di contributi insufficienti, piccoli ma concreti. Tipo?

«Non siamo qui a risolvere il problema energetico globale, ma a suggerire che tanti piccoli gesti contano. Un esempio? Abbiamo convinto la nostra rete di 400 concessionari - auto, moto, motori fuoribordo - a piantare ciliegi. Il ciliegio è un simbolo giapponese, con i suoi fiori che sbocciano e cadono, parlano di bellezza caduca. Siamo arrivati a oltre mille ciliegi piantati in questi anni. Insufficiente? Certo. Ma è un segno, un esempio».