«Il punto che non si capisce», secondo Lorenzo Basso, è «perché, dopo tre anni di annunci, decreti e rinvii, il governo si presenti ancora senza un vero piano industriale». Il senatore ligure del Pd interviene così nel dibattito sul futuro dell’acciaio nazionale, tra Taranto e Cornigliano. «Il destino dell’ex Ilva riguarda il Paese intero, non possiamo lasciarlo nelle sole mani dell’esecutivo», condivide il testo della nota dei parlamentari dem all’invito dei segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, che ieri hanno chiesto un incontro ai gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. E su Genova mette in guardia: «Rischia di essere trattata come un ricatto e non una soluzione».

Senatore, le interlocuzioni continuano, le soluzioni latitano. Ma qual è, lo stato reale delle cose?

«L’azienda è in amministrazione straordinaria, con un solo altoforno attivo e perdite quotidiane che sfiorano i 2 milioni. La firma per l’accordo di programma è saltata perché mancano elementi fondamentali: chi investe, quanto, su quali impianti e quali impegni ambientali, occupazionali, produttivi».

La data annunciata come “storica” dal ministro Urso per il futuro dell’acciaio è passata.

«Il 31 luglio è stato raccontato per l’ennesima volta come “storica”, ma è un’altra scadenza mancata. Le istituzioni locali, le comunità e i lavoratori meritano chiarezza, non titoli di effetto. Non si può costruire il futuro della siderurgia con bozze prive di contenuto».