Arriva sul tacco dodici, brandendo una frusta da domatrice (macché frustino, all’Arena tutto è grande, anche il fetish) e lanciando bordate di suono e di senso che riempiono il più grande teatro d’opera del mondo e saturano le nostre orecchie grate. Ecco gli artisti russi che ci piacciono: Anna Netrebko, oggi il soprano ottimo massimo senza se e senza ma, acclamata dalla folla come Abigaille nel “Nabucco” dell’Arena. La parte è notoriamente impervia, una delle solite virago del Verdi “di galera” più bombastico, ma lei se la beve con facilità addirittura irrisoria o irridente (per tutte le altre), come fosse uno shottino di vodka. Bellissima, scattante, magnetica, Annuska è pure dimagrita, mentre la voce si è ulteriormente allargata e dilaga negli slanci ascensionali delle cabalette con acuti fermissimi e timbratissimi. Però forse impressionano anche di più i piani eterei dei cantabili e soprattutto quelli del finale dove Netrebko, sostituito l’outfit sadomaso per un’incongrua tunichetta da protomartire, regala una morte tutta sommessa e sussurrata che sarebbe una scommessa in un teatro al chiuso e qui, sotto le stelle, risulta addirittura prodigiosa.

Comunque non di sola primadonna vive questo “Nabucco” areniano che ha suscitato entusiasmi da lirica “di una volta”, qualunque cosa voglia dire. Al fianco di Netrebko, sono ormai una coppia di fatto, e al suo livello benché non supportato dalla direzione, Luca Salsi si conferma “il” baritono verdiano di oggi, non solo e non tanto per la ragguardevole stazza vocale, ma perché non rinuncia a sfumare e alleggerire, accentare e interpretare nemmeno qui, dove di solito si fa a chi canta più forte. Solido e autorevole anche Christian Van Horn nella parte forse più carognesca scritta da Verdi per un basso, Zaccaria, lunga, acuta e scomoda com’è, risolta magari senza troppe finezze ma con grande sicurezza. Francesco Meli è un lusso quasi eccessivo come Ismaele e c’è perfino una Fenena bella e brava, Anna Werle. Insomma, compagnia eccellente, e il loggionista che è in noi gode. I problemi musicali arrivano semmai dal podio. Pinchas Steinberg è senz’altro un grande direttore, ma forse non è un direttore da Arena, dove l’esigenza numero uno è tenere tutti insieme, cosa che l’altra sera spesso non è successo. Inoltre le cabalette suonano lente, lentissime, quasi catatoniche (e perché tagliare i daccapo, per una volta che ci sono i cantanti?). Peccato.