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Ultimo aggiornamento: 12:36

A Palazzo Chigi sono andati su tutte le furie per la sconfessione da parte della Corte di giustizia Ue della linea del governo sui “Paesi sicuri” alla base del protocollo Italia-Albania sui rimpatri accelerati dei richiedenti asilo. La sentenza dei giudici del Lussemburgo demolisce l’impianto normativo e così il governo si dice “sorpreso” dalla decisione e va all’attacco: “Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche”.

A brindare è invece l’Associazione nazionale magistrati perché, spiega il presidente Cesare Parodi, il pronunciamento della Corte Ue dimostra che “nessuno ‘remava’ contro il governo” quando i tribunali non riconoscevano la legittimità dei fermi dei migranti ma “era stata proposta una interpretazione dai giudici italiani che oggi la Corte dice essere corretta”. Una precisazione “senza polemiche – sottolinea Parodi – ma per amore di chiarezza”.

Per l’esecutivo, invece, i giudici lussemburghesi, chiamati in causa dal Tribunale di Roma, hanno deciso di “consegnare a un qualsivoglia giudice nazionale la decisione non sui singoli casi, bensì sulla parte della politica migratoria relativa alla disciplina dei rimpatri e delle espulsioni degli irregolari”. In questa maniera, sostiene Palazzo Chigi, “per l’individuazione dei cosiddetti Paesi sicuri fa prevalere la decisione del giudice nazionale, fondata perfino su fonti private, rispetto agli esiti delle complesse istruttorie condotte dai ministeri interessati e valutate dal Parlamento sovrano”.