Aumenta il pressing diplomatico su Israele. Intanto a Gaza i palestinesi continuano ad essere uccisi mentre sono in fila per gli aiuti alimentari.
Nelle ultime 24 ore sono ben 91 i gazawi che hanno perso la vita nel tentativo di ottenere cibo, riporta il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas: secondo i palestinesi, è l’esercito israeliano a sparare per primo (in passato, il quotidiano Haaretz aveva riportato testimonianze anonime di soldati che raccontavano di episodi analoghi), mentre lo Stato ebraico punta il dito contro le milizie palestinesi, sostiene che gli spari sono partiti da qualcuno all’interno della folla e che l’esercito ha risposto con colpi di avvertimento.
Proprio per discutere la crisi umanitaria a Gaza, che sta indispettendo sempre più l’amministrazione di Donald Trump, è atterrato ieri a Tel Aviv l’inviato speciale americano Steve Witkoff, che secondo la Casa Bianca ha avuto un colloquio «molto produttivo» con Benjamin Netanyahu. Recentemente Trump, che pure ha sempre addossato ad Hamas la responsabilità del fallimento dei negoziati, aveva smentito pubblicamente Netanyahu, che sostiene non esista alcuna carestia a Gaza: «La fame c’è».









