La transizione ecologica sta cambiando il mondo del lavoro e nei prossimi 10 anni avrà un impatto ancora più importante. Si stima che entro il 2030 saranno generati più di 42 milioni di posti di lavoro nella sostenibilità. In questo scenario, le competenze legate alla sostenibilità, o green skills, stanno rapidamente diventando un requisito tanto essenziale quanto l'alfabetizzazione digitale, permeando quasi ogni professione e settore.

Il contesto italiano riflette questa dinamica globale con un'intensità sorprendente, testimoniando un'autentica esplosione nella domanda di competenze verdi. Il dato più emblematico, proveniente dal rapporto Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, rivela che nel 2024 le competenze green sono state un requisito per l'80,6% delle assunzioni programmate dalle imprese, per un totale di oltre 4,4 milioni di posizioni lavorative. Le proiezioni a medio termine rafforzano questo quadro: entro il 2026 le imprese e la Pubblica Amministrazione avranno bisogno di circa 4 milioni di lavoratori con competenze green di profilo medio-alto.

Tuttavia, a fronte di questa domanda crescente, emerge con forza una criticità sistemica: un profondo e persistente divario di competenze (skill gap) che rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla competitività del Paese e al successo della transizione ecologica.