Più di 500 startup innovative italiane non sono più tali. Non per la tecnologia, non per l'intraprendenza dei loro fondatori, ma secondo le regole che si usano in Italia per inquadrarle come tali. E riconoscere loro uno status speciale che si riverbera in benefici fiscali, detrazioni ed esenzioni. A stabilirlo è una circolare del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), che le startup aspettavano da tempo per sciogliere i dubbi di interpretazione dello Scaleup Act, la norma varata nel 2024 dal governo Meloni all'interno della legge annuale sulla concorrenza per rimettere mano alle regole che le imprese innovative devono rispettare.Per l'esattezza, come scritto in calce alla circolare, firmata alle 16 del 29 luglio 2025 dal direttore generale del Mimit, Paolo Casalino, delle 817 startup innovative che da più di cinque anni sono iscritte all'albo speciale del registro delle imprese della Camera di commercio (viatico per identificare il regime peculiare di queste aziende), il 71% deve fare i bagagli. Per 584 i requisiti per la permanenza nella lista sono scaduti lo scorso 18 dicembre e quindi, mettono nero su bianco dagli uffici di via Veneto, “devono essere cancellate d'ufficio”. Dovranno traslocare nel campo delle piccole e medie imprese innovative. E quindi giocare con altre regole.Cosa dice la circolareLa confusione post Scaleup ActStop a consulenze e agenzieObbligatorio essere una pmiLa strada verso i 9 anni584 startup fuori dal registroRegime transitorio per l'adeguamentoTabella comparativa: decreto Passera vs Scaleup ActLa confusione post Scaleup ActCommercialisti e consulenti che affiancano le startup reclamavano da mesi le otto pagine della circolare ministeriale, diffusa da Innovup, associazione di categoria del mondo dell'innovazione. Senza le quali taluni non riuscivano a chiudere i bilanci degli assistiti, che finora si erano mossi facendo riferimento al precedente quadro regolatorio (la prima bozza della Scaleup è arrivata a fine luglio). Si finiva così di fronte a un bivio. O rimanere startup innovativa, con il rischio di ricevere una bocciatura dalla camera di commercio e, di conseguenza perdere agevolazioni. O spostarsi preventivamente sotto il cappello di pmi innovativa, con tutti gli oneri del caso. Tipo far certificare il bilancio.Ma c'erano anche altri punti poco chiari: il raccordo tra Scaleup Act e decreto Passera (dal cognome dell'allora ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che per primo nel 2012 inquadrò le startup); la data da cui calcolare permanenza ed eventuali estensioni negli albi speciali; come identificare chi fa “agenzia e consulenza”, attività che il Mimit del ministro Adolfo Urso ha voluto mettere fuori dal recinto degli aiuti alle startup.Stop a consulenze e agenziePartiamo proprio da questa nuova barriera. Come si riconosce una attività di consulenza e agenzia? "Per consulenza bisogna intendere una prestazione lavorativa professionale da parte di un'impresa che, avendo accertata esperienza e pratica in una materia, consiglia e assiste il proprio cliente", chiarisce il Mimit nella circolare. Risultano quindi escluse tutte le imprese con codici Ateco (un sistema numerico per classificare le attività di impresa) come consulenza imprenditoriale (70.2) o attività professionali e tecniche (74.99). E anche i sottostanti, dalla consulenza agraria a quella di sicurezza, da quella ambientale all'enogastronomia.Fuori anche le agenzie. Dove per agenzia, recita il testo del Mimit, si intende “un’impresa che ha per scopo l’esercizio di funzioni intermediarie per l’assunzione e trattazione di affari”. Siccome non c'è un codice Ateco specifico, in questi casi occorrerà leggere con attenzione la descrizione che l'azienda fa del proprio lavoro in fase di autocertificazione. Il ministero aggiunge che per le startup già iscritte che ricadono in una di queste due categorie, è previsto un regime transitorio: avranno tempo fino alla prossima dichiarazione annuale per dimostrare il cambio di attività prevalente.Obbligatorio essere una pmiAltra importante novità è l'introduzione dell'obbligo di rientrare nella definizione europea di piccola e media impresa. Il che impone di iscrivere a bilancio, dal secondo esercizio, un valore totale della produzione non superiore ai 5 milioni di euro. E di essere slegate da grandi imprese. Quelle non solo controllate, ma anche “associate”, non potranno rivendicare questo requisito. E quindi accedere ai fondi.La strada verso i 9 anniIn compenso, chi entra nel registro ci può stare di più. Nell'albo speciale delle startup innovative la permanenza ex lege è di tre anni. Che possono diventare cinque se, allo scadere del triennio, si rispettano questi requisiti: il 25% delle spese destinate a ricerca e sviluppo; un contratto di sperimentazione con un ente pubblico; l’ottenimento di un brevetto; una riserva patrimoniale di almeno 50mila euro a seguito di un convertendo o un aumento di capitale con almeno un investitore istituzionale; aumento dei ricavi operativi o della forza lavoro del 50% tra secondo e terzo anno.Si può fare un'estensione ulteriore fino a un massimo di 9 anni, con due periodi di due anni ciascuno, per le realtà che dimostrano di essere entrate nella fase di scaleup. I requisiti sono molto selettivi: aumento di capitale da parte di fondi di investimento superiore a 1 milione di euro oppure crescita dei ricavi superiore al 100% annuo.584 startup fuori dal registroL'aspetto più immediato della circolare riguarda però le cancellazioni. Con la fine del regime transitorio legato al Covid-19, che aveva esteso da 5 a 6 anni il limite massimo di permanenza, tornano in vigore i termini ordinari. Il Mimit, come dicevamo, ha identificato 817 imprese costituite da oltre 5 anni ancora presenti nel registro, di cui 584 che avevano già superato la soglia al 18 dicembre. "Tali imprese dovranno essere prontamente cancellate d'ufficio dalla sezione speciale startup innovative", stabilisce la circolare.Regime transitorio per l'adeguamentoPer le startup già iscritte che devono adeguarsi ai nuovi requisiti, sono previsti tempi differenziati: sei mesi aggiuntivi per quelle iscritte da meno di 18 mesi, dodici mesi per quelle iscritte da più tempo. L'obiettivo dichiarato è garantire "un adeguamento graduale alla nuova disciplina" senza penalizzare eccessivamente le realtà esistenti. Ora la palla passa ai consulenti delle startup. Vedremo come cambierà la geografia delle iscrizioni. Ma sotto esame c'è anche la scelta del ministero, avviata con la riforma che fece il suo debutto dodici mesi fa circa. L'esclusione di alcune aziende considerate “mature” deve generare risparmi da reinvestire per chi è in fase di crescita. A Urso dimostrare di aver fatto la scelta giusta.Tabella comparativa: decreto Passera vs Scaleup ActASPETTOPRIMA (DL 179/2012)DOPO (Legge 193/2024)Durata massima5 anni dalla costituzioneFino a 9 anni totali (5+2+2)Requisito PMINon previstoObbligatorio (Raccomandazione UE 2003/361/CE)Attività escluseGeneriche limitazioniDivieto specifico: consulenza e agenziaPermanenza 3-5 anniNon previstaNuovi requisiti specifici (comma 2-bis)Permanenza oltre 5 anniNon possibilePossibile con requisiti scale-up (comma 2-ter)Controllo grandi impreseLimitatoEsclusione totale se associate/collegateBrevetti per estensioneDeposito sufficienteSolo brevetti registrati/riconosciutiRegime transitorioN/A6-12 mesi per adeguamento startup esistentiCancellazioni COVIDProroga fino a 72 mesiRipristino limite 60 mesi - cancellazioni immediate
Il governo ha deciso come riconoscere le startup innovative in Italia
Dal ministero delle Imprese arriva una circolare per mettere in ordine i dubbi di interpretazione sulla riforma delle scaleup. E capire se si hanno i requisiti per ricevere agevolazioni e aiuti. Ecco tutti i criteri da rispettare







