Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea "non si limitano a impattare il settore manifatturiero e i lavoratori delle imprese esportatrici: anche il lavoro autonomo intellettuale rischia di subire importanti ricadute economiche".

È quanto emerge dallo studio realizzato dall'Osservatorio delle libere professioni in collaborazione con Confprofessioni, Gestione professionisti e Beprof, secondo cui "tra le categorie più a rischio si segnalano professioni economico-finanziarie", ossia consulenti del lavoro, ingegneri e categorie di autonomi tecnico-specialistiche, figure "strettamente collegate alle filiere produttive orientate all'export".

Il Nord Est, recita il dossier, si conferma l'area geografica con la maggiore esposizione, seguita dal Nord Ovest, mentre il Centro e il Mezzogiorno presentano livelli più contenuti.

E, si precisa, sono "i professionisti tra i 55 e i 64 anni i più esposti" ai danni creati dai dazi. Per il presidente della Confederazione Marco Natali, "alla luce dei dati, noi professionisti siamo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo colleghi strutturati, con competenze internazionali, anche negli Stati Uniti, che possono supportare le pmi - che rappresentano il 95% del nostro tessuto produttivo - ad affrontare questa nuova sfida", però "servono strumenti di sostegno, aiuti per limitare i danni e - soprattutto - una strategia condivisa".