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Ultimo aggiornamento: 12:55
Ministri e sottosegretari devono essere sempre presenti in Parlamento. In occasione dei voti sui provvedimenti, ma anche sulle mozioni e sulle interrogazioni o interpellanze. Non sono più ammesse eccezioni. È questo il contenuto di una lettera che il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani ha inviato venerdì scorso ai capi di gabinetto di tutti i ministeri, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo di gabinetto di Palazzo Chigi Gaetano Caputi. Richiamo che Ciriani ha ribadito a voce anche mercoledì pomeriggio durante il Consiglio dei ministri in cui è stato approvato il disegno di legge su Roma Capitale.
Nella lettera, che Il Fatto pubblica in anteprima, Ciriani va subito dritto al punto: “Da tempo ormai si riscontra una crescente difficoltà nel garantire la quotidiana presenza dei rappresentanti del governo competenti nelle commissioni e nelle aule parlamentari, con riferimento sia alle sedute in cui si esaminano i provvedimenti legislativi, sia a quelle dedicate agli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo”.
L’ultimo caso, spiega il ministro di Fratelli d’Italia, è avvenuto proprio il giorno prima quando il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini ha comunicato “con poche ore di preavviso” l’indisponibilità a rispondere a un’interpellanza urgente nonostante l’atto fosse stato trasmesso lo scorso 22 luglio. Motivo? Un “generico riferimento” a “pregressi impegni istituzionali”. Qui arriva la stilettata sul caso specifico di Ciriani: “Si prega, pertanto, per il futuro, di fornire indicazioni più specifiche e puntuali circa gli impegni che impediscono la partecipazione ai lavori parlamentari, che saranno rese note anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.









