La prima semestrale di Agostino Scornajenchi alla guida di Snam segna margini e profitti in crescita. Il gruppo ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con un utile netto rettificato (non considerando le voci di bilancio straordinarie) di 750 milioni, in crescita dell'8,5% su base annua, spinto dal maggior contributo delle società partecipate nazionali ed estere.

Il fatturato è stato pari a 1,9 miliardi (+5,9% rispetto allo stesso periodo del 2024), grazie alla crescita dei ricavi del business delle infrastrutture del gas. Gas che per l'ad Scornajenchi (arrivato ad aprile dopo l'esperienza alla guida di Cdp Venture Capital), «oggi è impossibile da eliminare del tutto ed è anzi centrale per il sistema energetico e la sua transizione sostenibile». La neutralità climatica è prevista dall'Unione europea per il 2050.

Gli investimenti si sono mantenuti, in linea con lo scorso anno, una quota 1,1 miliardi, a fronte del completamento dei lavori per il rigassificatore di Ravenna. I fondi sono stati destinati per lo più ai settori trasporto (744 milioni), stoccaggio (119 milioni) e, per l'appunto, rigassificazione (140 milioni).

L'indebitamento finanziario netto, dopo il pagamento agli azionisti dei dividendi e le variazioni non monetarie, è quindi salito a 17,5 miliardi. La quota di Snam in Italgas si è poi ridotta del 2% (dal 13,5% all'11,5%) dopo l'aumento di capitale da 1 miliardo di Italgas per l'acquisizione di 2iRete Gas. Con questi numeri Snam confida ora di poter raggiungere e anche superare gli obiettivi per il 2025 (eventuali novità arriveranno a novembre). «Abbiamo registrato - ha spiegato entusiasta Scornajenchi - risultati solidi sul fronte industriale e su quello finanziario». Quanto agli stoccaggi di gas, l'ad ha ricordato che è stata «raggiunta una percentuale di riempimento sopra la media Ue». «I nostri sforzi - ha aggiunto - contribuiscono a migliorare la sicurezza energetica del Paese, diversificando le fonti di approvvigionamento». Stanno infatti crescendo le forniture da Nord Africa e Azerbaigian, a discapito di quelle dalla Russia, mentre non si registrerebbero problemi nelle pipeline che coinvolgono Ucraina e Medio Oriente. Il gas naturale liquefatto ha quindi più che raddoppiato i volumi rispetto al 2021: copre ora il 30% del fabbisogno nazionale. «Un risultato possibile anche grazie ai rigassificatori di Ravenna e Piombino» per Scornajenchi. Qualche problema, però, potrebbe arrivare se il Qatar azzerasse le sue esportazioni di Gnl, come minacciato nei giorni scorsi. In quel caso, come anche da accordo collaterale ai dazi, l'Italia dovrebbe comprare molto più gnl dagli Usa, ma così il prezzo del metano potrebbe salire fino al 30-40%. Scornajenchi si è infine detto soddisfatto anche per l'avvio di "Noi Snam", il piano di azionariato diffuso per i dipendenti dell'azienda.