Gira tutta attorno al rischio Russia la decisione del governo di ricorrere al Golden power per porre paletti all'offerta, ora ritirata, di Unicredit su Banco Bpm. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, lo ha spiegato e ribadito in Parlamento, rispondendo a un'interrogazione di Più Europa. «Nel mutato contesto geopolitico, la sicurezza della Repubblica deve essere affrontata in chiave moderna ed evolutiva, assicurando una progressiva centralità al tema della sicurezza economica», ha esordito il titolare del Mef. E in questo contesto entra in gioco la presenza di Unicredit in Russia.
L'uscita dal Paese nell'arco di 18 mesi era una delle quattro prescrizioni per dare il via libera all'offerta promossa dalla banca guidata da Andrea Orcel su Bpm. Unicredit ha iniziato da tempo ad affrancarsi dalla presenza sul mercato della Federazione. Ma il governo ha chiesto di andare più spediti.
Il ricorso ai poteri speciali a garan zia degli asset strategici, ha spiegato quindi Giorgetti, non è stato fatto per tutelare l'istituto guidato da Giuseppe Castagna, ma l'interesse nazionale. Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina a febbraio 2022 contro Mosca sono stati imposti 18 pacchetti di sanzioni, ha ricordato ancora il ministro, sottolineando che la filiale russa del gruppo di Gae Aulenti ha «ragguardevoli investimenti in debito pubblico sovrano russo» ed evocando il rischio «di possibili sanzioni internazionali». Il ministro ha inoltre ricordato l'importanza degli investimenti in Btp fatti attraverso Anima, società di gestione che fa capo a Bpm. La discriminante delle valutazioni resta però il Cremlino.








