dalla nostra inviata
CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) - Viaggio tra i “dannati” dell’Alemagna. Spiriti (comprensibilmente) tormentati che alle prime luci dell’alba riversano tutta la loro ansia nei canali di auto-mutuo-aiuto viabilistico: «La strada per Cortina è aperta?», chiedono a ripetizione lavoratori e turisti, pendolari che coprono turni tutti i giorni e camionisti che effettuano consegne una volta ogni tanto, un serpentone di umanità che va avanti ad incolonnarsi così da un mese e mezzo a questa parte, tra colate detritiche e lavori olimpici. Alla vigilia dell’agosto più travagliato di sempre per quella che fu la gloriosa Via Regia, ci infiliamo in questo girone infernale di cantieri e semafori, restringimenti di carreggiata e sensi unici alternati, un occhio all’orologio e un altro al cielo: il transito all’altezza degli smottamenti da Croda Marcora è consentito dalle 6 alle 21, ma solo se non piove, il che è tutto dire considerata la variabilità della montagna d'estate.
Salendo dalla pianura, evitiamo la Statale 51 finché possiamo, schivando il Fadalto con la sua frana che incombe ad ogni acquazzone. Tuttavia anche l’ultimo tratto dell’A27 Venezia-Belluno è un percorso a ostacoli. Per far posto alle manutenzioni, l’autostrada si assottiglia prima del ponte sul Meschio, in prossimità della galleria San Floriano, all’uscita dal tunnel Santa Croce Est, obbligandoci al temporaneo scambio di carreggiata. Usciti dal casello, ci imbattiamo nel primo segnale che indica le Dolomiti, seguito dall’avviso di lavori in corso: la corsia di emergenza è transennata, un cartello avverte che sono possibili tre chilometri di coda. Rallentiamo ma procediamo, malgrado un altro restringimento di carreggiata lungo i mille metri che conducono al parcheggio Ponte nelle Alpi Est, finché a Pian di Vedoia imbocchiamo l’Alemagna.








