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Ultimo aggiornamento: 14:33

Un crimine consumato in un contesto di degrado, tra le mura domestiche, nel silenzio e nella solitudine. Un omicidio per strangolamento camuffato da morte naturale. È avvenuto a Gioia Tauro dove è stata arrestata Clementina Fumo, una donna di 63 anni, accusata di avere ucciso il compagno convivente, Maurizio Ansaloni di 58.

Il delitto è del gennaio 2023 quando l’indagata aveva chiamato i soccorsi sostenendo che Ansaloni aveva accusato un malore. All’arrivo dei medici, però, l’uomo era già deceduto apparentemente per cause naturali. Quella morte “puzzava di strano”, ha spiegato il procuratore di Palmi Emanuele Crescenti. Il decesso, infatti, non ha mai convinto la Procura e i carabinieri che, sin da subito, l’hanno trattato come un fatto di sangue su cui fare luce.

Disposta l’autopsia, infatti, dai risultati della consulenza medico-legale è emersa una situazione completamente diversa da un decesso per malore. In realtà si è rivelato un delitto maturato nell’ambito di continui litigi per futili motivi. “Non parliamo di soldi ma questioni becere, liti familiari se non questioni interne alla coppia”, ha affermato il procuratore Crescenti nel corso della conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dei carabinieri.