“Uno schiaffo all’autodeterminazione delle donne, una visione retrograda che non si occupa della salute riproduttiva e colpisce le più fragili”: è durissima la protesta della Cgil Genova e Liguria contro la decisione categorica della Regione Liguria e del suo presidente Marco Bucci di impedire l’interruzione volontaria di gravidanza, per via farmacologica, anche a casa, così come invece aveva deciso due anni fa la giunta precedente, guidata da Giovanni Toti, pur con la stessa maggioranza di centrodestra.

"Nel giorno del cinquantesimo anniversario dell’approvazione della Legge 405 del 29 luglio 1975, arriva la notizia che la Regione Liguria con la giunta Bucci, celebra il mezzo secolo di impegno dei Consultori familiari ostacolando la piena applicazione delle linee guida nazionali sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) farmacologica, che prevedono anche la possibilità di assunzione della pillola abortiva a casa – scrive la Cgil Genova e Liguria in una nota - tutto ciò, in pieno contrasto con la decisione presa due anni fa dalla precedente giunta di centro destra, che aveva iniziato il percorso per la somministrazione della pillola abortiva Ru486 presso il proprio domicilio, senza la necessità di un ricovero ospedaliero”. La protesta del sindacato è categorica: “La concomitanza della notizia con l’anniversario della nascita dei consultori, è uno schiaffo all’autodeterminazione delle donne, considerate come un’eco e un sussurro altrui e non una voce intera, svilisce le tante battaglie che le donne hanno portato avanti verso un cammino di civiltà e modernità e che oggi, si sta cercando di deviare su percorsi legati ad una visione retrograda che colpevolizza la maternità e non si occupa della salute riproduttiva”.