Paradossi della politica europea: per non essere da meno della Francia di Emmanuel Macron anche il Regno Unito del primo ministro Keir Starmer si accinge a riconoscere lo stato di Palestina «come contributo a un giusto processo di pace», ha spiegato Sir Starmer. Il riconoscimento da parte di Londra sarà formalizzato al più tardi davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York a settembre.

La mossa non piace al presidente Usa, Donald Trump, che di ritorno dalla Scozia ha dichiarato che la decisione di Starmer equivale a una «ricompensa per Hamas e non credo che debba essere ricompensata. Quindi, non sono d'accordo».

Il leader laburista non corre però come il presidente francese e spiega che il riconoscimento potrebbe non arrivare se il governo israeliano adotterà «misure concrete per mettere fine alla terribile situazione a Gaza, raggiungerà un cessate-il-fuoco, chiarirà che non ci sarà alcuna annessione in Cisgiordania e si impegnerà in un processo di pace a lungo termine che porti a una soluzione a due Stati». La diplomazia, insomma, come mezzo per esercitare pressione su Gerusalemme e ottenere qualcosa in cambio al posto della pura e semplice mossa elettorale annunciata dall’inquilino dell’Eliseo. E ancora, a differenza di altri folgorati sulla via di Ramallah, Starmer si è ben guardato dall’equiparare lo Stato ebraico a Hamas.