L’Ue tra la resa e il male minore

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Sette i decessi legati all’infezione, limiti alle donazioni di sangue in 31 province. Il virologo Pregliasco: non c’è un vaccino, ma è facile riconoscere i sintomi.

Salgono a sette, in Italia, – con i due decessi avvenuti ieri a Latina e in provincia di Caserta – le vittime del virus West Nile, la febbre del Nilo trasmessa dalla puntura di zanzara: tre in Campania, tre nel Lazio e una in Piemonte. Secondo l’ultimo bollettino dell’Iss i casi confermati di infezione da West Nile dall’inizio dell’anno sono 32 in Italia, 21 dei quali segnalati dalla Regione Lazio, tutti nella provincia di Latina. Del totale nazionale, 23 hanno manifestato sintomi neuro-invasivi (2 Piemonte, 2 Veneto, 1 Emilia-Romagna, 15 Lazio, 3 Campania). I casi di febbre sono stati 6, mentre i casi asintomatici 3. In 31 province è stato deciso lo stop temporaneo alle donazioni di sangue o, in alternativa, l’esecuzione di uno specifico test sui donatori. "Non bisogna minimizzare" è l’avvertimento del virologo Fabrizio Ernesto Pregliasco (foto), direttore Sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio, professore associato all’Università degli Studi di Milano e direttore dell’Osservatorio Virusrespiratori.it.