Roma, 29 lug. (askanews) – Giorgia Meloni teme di subire il contraccolpo negativo dell’accordo sui dazi, sia in Europa che in Italia. La premier, rientrata da Addis Abeba, oggi è stata al lavoro a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione con il suo staff.
Proprio ad Addis Abeba, ieri, la premier aveva commentato giudicando “positiva” l’intesa, da lei caldeggiata per scongiurare una guerra commerciale. Poi, però, ha visto le reazioni e la soddisfazione ha lasciato spazio ai timori. In Europa il premier francese Francois Bayrou ha parlato di “un giorno buio”, lo spagnolo Pedro Sanchez si è detto “senza alcun entusiasmo” e anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz – leader con Meloni dei ‘trattativisti’ – ha espresso forti critiche. Dunque ha un qualche fondamento la preoccupazione, che serpeggia, di vedersi imputare la colpa dell’accordo in virtù della “relazione particolare” con Donald Trump e dell’approccio morbido verso il presidente Usa. Tanto che oggi, il presidente del Senato Ignazio La Russa, si è sentito in dovere di precisare che il tycoon “non è mai stato un punto di riferimento per la destra”.
C’è poi il fronte interno. Se erano dati per scontati gli attacchi delle opposizioni – con Schlein che parla di “resa alle imposizioni americane” e Conte di “una Caporetto” – a destare preoccupazione sono le categorie economiche a partire da Confindustria. Il presidente Emanuele Orsini, che con Meloni ha un solido rapporto, parla di una “sberla” all’Europa prevedendo un calo dell’export di oltre 22 miliardi. Cifre elevatissime che richiedono un “piano straordinario europeo per l’industria”. Sostegni alle imprese vengono chiesti un po da tutte le categorie e la stessa Meloni ha assicurato che il governo le sentirà per capire come intervenire. Il problema è che la coperta è corta: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (che poche settimane fa aveva definito “non sostenibili” dazi superiori al 10%) dovrà mettere a punto una manovra complessa e trovare risorse aggiuntive sarà molto difficile.








