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29 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:08

Alla fine anche il sindaco di Taranto ha scaricato il barile. Il governo aveva messo all’angolo Regione Puglia e Comune: “Il futuro dell’Ilva lo decidono loro”. E se Michele Emiliano sembra ormai intenzionato ad allinearsi sull’accordo di programma, il cerino è rimasto in mano a Pietro Bitetti, eletto neanche due mesi fa, e il neo primo cittadino, stretto tra le pressioni per firmare l’intesa propedeutica a un tentativo di rilancio e quelle degli ambientalisti, ha gettato la spugna. “Inagibilità politica”, ha detto dopo la dura contestazione di un centinaio di attivisti che lo hanno costretto a rimanere asserragliato a Palazzo Città.

E quindi ora cosa succede? Apparentemente tutto andrà avanti come programmato. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, l’uomo che ha ideato la strategia di tirare dritto a prescindere da tutto, ha confermato che il 31 luglio si terrà l’incontro a Roma per la firma dell’accordo di programma che delinea il futuro dell’acciaieria tarantina: 3 forni elettrici, impianti Dri, obiettivo di 6 milioni di tonnellate di acciaio da produrre e decarbonizzazione entro il 2033. Il giorno dopo, l’1 agosto, vedrà i sindacati che tutti – dalla Fim fino all’Usb – restano in attesa di un quadro delineato per poi entrare nel merito della discussione sull’occupazione che la nuova Ilva sarà capace di riassorbire.