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Ultimo aggiornamento: 17:30
Il sindaco di Taranto fa dietrofront e scompagina di nuovo la vicenda Ilva. Ci sarà anche Pietro Bitetti, che si era dimesso lunedì dopo una contestazione degli ambientalisti, al tavolo al ministero delle Imprese per definire l’accordo di programma tra governo ed enti locali sul quale dovrebbe basarsi la decarbonizzazione dell’acciaieria. Ma la sua presenza fa slittare l’intesa interistituzionale, che il ministro Adolfo Urso e il presidente della Regione Puglia erano pronti a firmare, seppur dimezzato. “Non firmo”, ha annunciato in un video nel quale ha sostenuto che Taranto “non è più terra di sacrificio” ed “è finito il tempo delle scelte calate dall’alto”.
Dopo giorni di tensioni politiche, quindi, il sindaco va a Roma, il che indica anche l’intenzione di ritirare le dimissioni: “Non posso pensare che si discuta della nostra città e nessuno ci sia a rappresentarla”, ha detto sottolineando che le dimissioni non avevano origine in “questioni politiche” o “di fughe” ma volevano “testimoniare un gesto eclatante, perché il linguaggio delle intimidazioni e delle offese non deve prevalere”.
La risposta, ha affermato Bitetti, “è arrivata forte e chiara, da più parti sono stato invitato a tornare su miei passi, perché per fortuna a Taranto esiste una maggioranza silenziosa che si esprime con il voto. Un appello, questo, che mi ha spinto a ritirare le dimissioni e a mettermi in viaggio per Roma: ho sentito il dovere di rappresentare la città”. Rispetto alla firma dell’accordo, sono in corso delle riunioni della maggioranza del consiglio comunale, che sta portando avanti degli approfondimenti. Ma in ogni caso, come anticipato da Bitetti, non arriverà il via libera: “Proporrò il rinvio”.












