Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, Maurizio Dellantonio, ha detto che tra il 21 giugno e il 23 luglio sulle montagne italiane sono morte 83 persone e cinque sono state segnalate come disperse, uno dei dati più alti degli ultimi anni con circa il 20 per cento in più di interventi di soccorso.

Dellantonio ha spiegato che una delle cause è la maggiore frequentazione dei posti di montagna da parte dei turisti, iniziata prima del solito nella stagione estiva, probabilmente a causa della grande ondata di caldo tra fine giugno e inizio luglio: «Mentre a valle non si respirava, qui su faceva bel tempo. L’anno scorso non era così».

Negli ultimi giorni si è parlato molto del sovraffollamento di alcune delle aree montane italiane più famose, soprattutto nel comprensorio delle Dolomiti. Sui social network la scorsa settimana erano state condivise foto e video che mostravano centinaia di persone in coda sotto al Sole per prendere la funivia e salire sul Seceda, una montagna che si trova in val Gardena, in Alto Adige. Le immagini avevano portato nuovi elementi al dibattito sul cosiddetto “overtourism” nelle aree montane, cioè il fenomeno per cui la presenza eccessiva di turisti mette in difficoltà gli abitanti e può causare danni all’ambiente.