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Terminologia inclusiva, politiche progressiste, follie di ogni tipo: dal footbal ai videogiochi, l'ideologia talebana ha affossato il buonsenso
C’è stato un tempo in cui lo sport era solo merito, agonismo e bandiere. Un tempo in cui i videogiochi erano evasione, fantasia e perché no un po’ di goliardia. Poi è arrivata la religione woke e con essa una lunga lista di regole non scritte, pretese ideologiche e riscritture grottesche. Oggi, tra inclusività esasperata, transgender e uomini quasi costretti a scusarsi per essere maschi bianchi (e magari anche ricchi), il cortocircuito è servito.
Storicamente regno dell’equità, lo sport è diventato terreno fertile per l’ideologia fluida. Lo sappiamo: basta dichiararsi donna per competere nelle categorie femminili. Il risultato? Atlete costrette a vedere anni di sacrifici annientati da chi biologicamente resta un uomo. E se ti azzardi a porre una domanda sei “transfobico”, anatema peggiore della sconfitta.






