“Dopo il Festival di Sanremo del 2020 stavo male anche a entrare in studio. Quello che pensavo sarebbe stato il coronamento di un sogno della carriera, la ciliegina sulla torta, si è rivelato la peggior settimana della mia vita. Per il trauma ho rimosso persino cosa mangiavo, cosa indossavo. Ricordo solo che facevo fermare l’autista del van in autostrada per chiamare il mio manager in lacrime perché non ci volevo stare”, così Junior Cally, rapper romano che, dopo anni burrascosi, è ritornato ad essere “felice, questo è il momento più bello della mia vita”, ha raccontato in un’intervista concessa a Vanity Fair.

L’artista era uno tra i nomi ed i volti (dopo ci arriviamo) più chiacchierati – almeno nell’ambiente urban – dal 2018, anno di uscita del suo primo disco “Ci entro dentro”, fino ad inizio pandemia. Poi il lento calar del sole. Tra un Sanremo traumatizzante, lockdown e le dipendenze di Junior Cally. “Il mio DOC (disturbo ossessivo compulsivo) era il pensiero fisso e cronico della morte”, aveva spiegato ad Esse Magazine. Nel 2021, il cantante si era definito “alcolista”, “Il bicchiere mi era diventato amico, mi rendeva libero e mi disinibiva, mi dava la forza per fregarmene di tutto ed andare avanti.Da stordito non avrei mai acceso e spento la luce 4+4+2 volte”. Anche il rapporto con la sessualità era diventato “una malattia, una dipendenza da curare, perché anche quello è diventato compulsivo, incontrollabile, irrefrenabile”.