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Ultimo aggiornamento: 12:31
Il 25 gennaio 1982, nel momento più difficile della sua vita, ormai scoperte pubblicamente le sue manovre e i suoi sodali (praticamente quasi tutta la classe dirigente del paese), Licio Gelli ha cercato al telefono Alexander Haig, il potente segretario di Stato dell’era di Ronald Reagan: lo assicurano i file dell’Fbi desecretati e pubblicati da Gianni Barbacetto e Stefania Maurizi nell’edizione cartacea di oggi de Il Fatto, in un ampio pezzo che per la prima volta ci fa toccare con mano notizie fino ad ora tenute segrete.
Mi ha molto colpito quel particolare su Haig perché io stessa, durante una intervista nella sua casa di Arezzo, chiesi a Gelli se fosse vero che il suo potere derivasse dall’investitura ricevuta in passato proprio da quell’uomo ed egli annuì. Quel giorno di febbraio Haig si negò: il principale referente dell’impero nel paese di confine tra i blocchi era stato ormai scoperto: non che prima fosse sconosciuto.
Gelli aveva anche annunciato i suoi propositi di ‘uccisione’ della Costituzione e di fondazione di una Repubblica presidenziale in una intervista al Corriere della sera firmata da Maurizio Costanzo, suo iscritto. Gelli era arci-noto, anche grazie alle ricerche (ignorate) del poliziotto Emilio Santillo nei primi anni 70, ‘proprietario’ delle nostre istituzioni, manovratore occulto del sequestro di Aldo Moro insieme alle massime cariche dei servizi da lui nominate.






