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29 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:48

La protesta verbale è diventata un atto formale a tutti gli effetti. Dopo le pesanti critiche dei big dell’Europa nei confronti di Ursula von der Leyen, rea di aver raggiunto con Donald Trump un accordo sui dazi molto sfavorevole per l’Unione, oggi è il giorno delle contromosse ufficiali degli Stati. Undici Paesi Ue, infatti, hanno scritto un documento-appello per chiedere una protezione efficace per l’industria dell’acciaio: uno scudo, insomma. E nel minor tempo possibile.

Il testo – “Chiediamo alla Commissione europea di presentare al più presto una proposta per un nuovo quadro di protezione commerciale contro gli effetti dannosi della sovraccapacità siderurgica. In ogni caso, questo futuro quadro dovrà essere attuato il prima possibile, a partire dal 1° gennaio 2026″: è quanto hanno scritto da 11 Paesi europei, tra cui l’Italia, nel non paper, compilato su iniziativa della Francia, sul nuovo quadro di protezione commerciale per l’industria siderurgica. “L’ambizione, dichiarata nel Piano d’azione per l’acciaio e i metalli, di un livello di protezione altamente efficace deve tradursi in un’ambizione rafforzata rispetto alle attuali misure di salvaguardia. Deve creare – si legge ancora – le condizioni affinché l’industria siderurgica europea possa tornare a tassi di utilizzo sostenibili, prossimi all’obiettivo dell’85% individuato dalla Commissione nel suo piano d’azione. Un modo efficace sarebbe quello di limitare, per un dato livello di consumo europeo di acciaio, la quota di mercato destinata alle importazioni”. Il documento in questione è stato firmato da Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Polonia, Romania, Slovacchia e Spagna.