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La vicenda dei dazi doganali dovrebbero offrire l'occasione all'Unione per guardarsi allo specchio
Si può dire ciò che si vuole ma l'accordo sui dazi con Donald Trump non merita certo un brindisi. Anzi. L'unica consolazione è che poteva andare peggio. Intanto perché emerge un dato politico: i dazi asimmetrici, cioè che pesano molto di più sul versante europeo, certificano una dipendenza. Se poi alla fatidica soglia del 15% si aggiungono pure gli impegni - di cui si parla ma da verificare - di 600 miliardi di investimenti europei negli USA, di un aumento considerevole negli acquisti di gas (più costoso rispetto a quello di altri paesi) e di armi americane e, ancora, gli aspetti poco chiari che riguardano i dazi sulla farmaceutica, sui vini e infine sulla normativa che dovrebbe regolare i rapporti con le Big Tech d'oltreoceano, è evidente che l'ago della bilancia non è favorevole. L'Europa con i suoi limiti ha fatto il possibile, ma non è detto che basti.






