L’Ue tra la resa e il male minore

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Firenze, 29 luglio 2025 – “Celeste teneva molto alla sua immagine e ai suoi figli, non avrebbe mai fatto un gesto così plateale”. Non ci sta Elena Fabbri, metà della sua vita passata al fianco dell’ex calciatore di Fiorentina, Perugia e Verona, Celeste Pin, 64 anni, che martedì scorso è stato trovato morto nella sua villa sulle colline sopra Firenze. L’ipotesi del suicidio, con cui si avviava all’archiviazione l’inchiesta aperta dalla procura, non la convince. E una sua denuncia alla polizia ha riacceso prepotentemente l’indagine: domani, il pubblico ministero Silvia Zannini disporrà l’autopsia non effettuata in precedenza. E ieri, gli inquirenti si sono presentati nella dimora dell’ex difensore viola per un nuovo sopralluogo e, forse, per sequestrare qualcosa che non era stato acquisito. Nel frattempo, uno dei suoi due figli del primo matrimonio, Jonis, ha dato mandato all’avvocato Mattia Alfano di sollecitare tutti gli accertamenti possibili per fugare i dubbi che attanagliano sua madre.

Signora Fabbri, perché non crede che il suo ex marito si sia tolto la vita?

“Celeste avrebbe potuto prendere i farmaci con cui si curava e morire lì sul divano. Invece ha fatto un nodo che, conoscendo la sua manualità, dubito che sapesse fare”.