C’è una base genetica per i disturbi del linguaggio. A mostrarla chiaramente, per la prima volta, è uno studio pubblicato oggi su Nature Genetics, che ha identificato 48 geni associati alla balbuzie, e che rivela una "architettura genetica” che potrebbe essere condivisa con altre condizioni o malattie, tra cui l’autismo e la depressione, e con caratteristiche come la musicalità (intesa qui come la base neurocognitiva del comportamento e dell'azione motoria legati alla musica). La ricerca, condotta dal Vanderbilt Genetics Institute di Nashville (Tennessee, Usa) è la più estesa indagine genetica eseguita ad oggi in questo ambito, e ha utilizzato le informazioni di oltre un milione di persone che in passato avevano fatto analizzare il proprio Dna dall’azienda americana 23andMe (una delle prime e tra le più note ad offrire sul mercato questo tipo di servizio).

Autismo, la musicoterapia migliora le capacità comunicative

Che cos’è la balbuzie e chi colpisce

La balbuzie è definita come un'alterazione del normale flusso verbale, caratterizzato dalle cosiddette disfluenze – ossia il blocco o la ripetizione delle sillabe e il prolungamento dei suoni – causate da spasmi intermittenti. Si tratta del disturbo della comunicazione verbale più comune: si stima che nel mondo lo presentino 400 milioni di persone: esordisce di norma tra i 2 e i 5 anni (con la stessa frequenza in entrambi i sessi), e in circa l’80% dei bambini sparisce completamente durante la crescita. Questo, però, accade soprattutto nelle femmine, tanto che negli adolescenti e negli adulti la balbuzie è molto più frequente tra i maschi, con un rapporto di 4 a 1.