PADOVA - Il gusto per i gesti forti e i messaggi dirompenti non l'ha mai perso. L'ha contraddistinto nella sua lunga esperienza da prete e continua a distinguerlo oggi nella sua seconda vita. Luca Favarin gestisce l’accoglienza di 110 migranti in varie zone di Padova e ieri (28 luglio) ha pubblicato su Facebook la foto di lui che tiene in mano due cartelli contenenti la stessa scritta: «Non fissate, non siamo animali». Un'immagine accompagnata da una riflessione amarissima: «Oggi i nostri ragazzi hanno espresso una sensazione di disagio quando la gente passa davanti alla comunità e li guarda. Sentirsi osservati come animali, come diversi...Verrà un giorno in cui l'inclusione non sarà sottolineatura di diversità. I poveri non sono animali da circo». Già, "Animali da circo". È pure il titolo di un libro che Favarin ha pubblicato nel 2018 e ora ribadisce il concetto. «Questi cartelli sono stati scritti da alcuni ragazzi che ospitiamo e sui quali stiamo facendo un importante lavoro di integrazione - spiega -. È il sussulto di dignità più bello, quando li ho visti mi sono venuti i brividi».
Per Favarin «i poveri sono stanchi di essere etichettati come poveri, gli scartati sono stanchi di essere etichettati come scartati. Loro non sono ragazzi diversi dagli altri ma purtroppo continuano ad imbattersi in uno sguardo etichettante di tante persone. Ci sono due tipi di sguardi: quello razzista di chi non vuole le persone di colore e quello pietistico di chi pensa solo “poverini”. Non vanno bene né l’uno né l’altro. Da questo punto di vista, certe forme di assistenzialismo non aiutano».








