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28 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 15:55
Niente più tetto massimo di 240mila euro per gli stipendi dei dipendenti pubblici. Lo ha stabilito la Corte costituzionale ritenendo illegittima la norma introdotta nel 2014. Adesso il parametro viene nuovamente allineato al trattamento economico spettante al primo presidente della Corte di Cassazione. La previsione di un tetto retributivo per i pubblici dipendenti non contrasta di per sé con la Costituzione, ha sottolineando la Consulta, ma questo parametro – sottolinea – dovrà essere definito con decreto del presidente del Consiglio, previo parere delle commissioni parlamentari competenti. Il tetto veniva applicato a tutti i dipendenti pubblici, compresi gli amministratori con deleghe e i dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni.
Il limite massimo retributivo era stato introdotto, inizialmente, con il decreto-legge n. 201 del 2011 del governo Monti, fissando come parametro massimo lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione. Con il decreto-legge n. 66 del 2014, con il governo Renzi, il “tetto retributivo” è stato successivamente determinato nel suo ammontare in misura fissa (appunto 240 mila euro lordi annui), con una “significativa decurtazione del trattamento economico” di diverse figure, compresi anche alcuni magistrati, sottolinea la Consulta. La Corte chiarisce che la decisione vale comunque per tutti i dipendenti pubblici sottoposti al tetto, non solo per le toghe.










