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Le notizie false di cronaca nera invadono internet. Ma ci sono conseguenze oltre il clickbait: il caso di un uomo norvegese e come tutelarsi
Sempre più persone ricorrono all’intelligenza artificiale in molti ambiti. Le prospettive sono interessanti - anche se talvolta, come accadde negli anni ’60 con l’avvento del personal computer negli uffici, un po’ spaventose per alcuni - tanto che nel 2024 è stata condotta perfino una sperimentazione nel Regno Unito, per capire se uno strumento Ai potesse aiutare a risolvere i cold case. Come riporta The Independent, uno strumento chiamato Söze è stato oggetto di una sperimentazione della polizia di Avon e Somerset per indagare su 27 tra i cold case più complessi di sempre: l’intelligenza artificiale ha impiegato 30 ore per esaminare l’intero materiale probatorio, contro gli 81 anni - stimati - che avrebbe impiegato un essere umano.
Ma occorre capire che l’Ai non può essere una risposta da usare bovinamente, o di cui abusare senza comprendere che gli strumenti base di cui dispongono le persone comuni sono creati per dare conferme attese a un determinato utente. Quindi non si può domandare all’Ai di Google di risolvere casi al vaglio degli inquirenti e aspettarsi che quella sia la verità: non è raro trovare sui social utenti che postano i risultati ottenuti dalle query su casi complicatissimi e temporalmente molto dilatati, come l’omicidio di Liliana Resinovich o quello di Pierina Paganelli.






