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L'allarme degli inquirenti lanciato da Napoli: pubblicare sui giornali le segnalazioni di operazioni sospette indebolisce la lotta alle mafie

«Non demonizzare le Sos per tutelare uno strumento chiave nella lotta al riciclaggio». Arriva dalla Biblioteca di Castel Capuano del Tribunale di Napoli l’allarme di Dia e Uif. Al corso di aggiornamento degli avvocati, convocati dal Consiglio dell’Ordine e dal coordinatore della commissione Antiriciclaggio e Compliance Gianluca Bozzelli (curatore della Guida antiriciclaggio per avvocati per Legis), presente anche il colonnello Gabriele di Guglielmo, numero due del Nucleo speciale di Polizia valutaria, il comandante della Dia generale Michele Carbone torna sulla diffusione sui giornali delle Sos innescata dall'ufficiale Gdf Pasquale Striano su cui indaga la Procura di Roma. «È atto divieto assoluto di rivelare una Sos, lo dice il decreto legislativo 213 del 2007 - ricorda il generale a circa un centinaio di professionisti presenti - L’obbligo di riservatezza vale sia per il professionista o la banca che segnala il cliente, sia per tutti i soggetti nella catena di trasmissione dal soggetto obbligato al soggetto investigativo, a tutela del segnalante». Poi Carbone fa un esempio quantomai attuale: «Se venisse resa nota la Sos di un camorrista emessa da un legale si metterebbe a rischio la sua incolumità». Quel che è successo con le pubblicazioni di Sos di personaggi, manager e politici può ripetersi? «Dia, Procure e Dda hanno messo regole più stringenti a tutela di chi segnala ma non posso mettere la mano sul fuoco che non succederà più», sottolinea il generale.