Ora la parola torna al’Europa e agli Stati membri. Ai loro “ambasciatori”, innanzitutto, costantemente informati durante il viaggio in Groenlandia per loro organizzato in questo week end dalla Danimarca, presidente di turno della Ue: dovranno ora coordinarsi a brevissimo per le prime valutazioni tecniche. Poi arriverà il momento della politica.

Le prime reazioni non mancano, ma si riferiscono soprattutto allo scampato pericolo sui dazi al 30%: «Evitata un’escalation inutile», ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «L’accordo è riuscito a scongiurare un conflitto commerciale che avrebbe colpito duramente l’economia tedesca orientata all’esportazione.

Il problema dei dettagli è acuito dal fatto che Trump e Ursula von der Leyen hanno anche rilasciato dichiarazioni un po’ diverse. Su acciaio e alluminio «non cambia nulla», ha per esempio detto il presidente Usa, ma «torneremo alle quote», ha aggiunto von der Leyen.

In ogni caso il livello del 15% per i dazi generalizzati, per quanto negozialmente soddisfacente, resta economicamente alto rispetto al precedente livello medio del 4,8%, salito poi al 14,8% - non lontano, in media, dal concordato 15% - dopo l’aggiunta della sovrattassa del 10% il 2 aprile.