Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Bruxelles produce norme e burocrazia ma non tassa i colossi mondiali del web

I giganti sono il vero specchio di questa lunga stagione. I giganti non conoscono frontiere, il loro orizzonte è globale, si nutrono delle informazioni che gli umani sono felici e inconsapevoli di rivelare e fanno soldi su soldi con i dati. I giganti non pagano tasse nelle loro colonie. Si chiamano Google, Meta, Apple, Microsoft, Amazon, X, LinkedIn e così via. Sono potenti e non rivelano fino in fondo i loro pensieri, la visione del mondo, quel certo scetticismo verso la democrazia occidentale e una tendenza a nascondere sotto i buoni sentimenti una vocazione aristocratica pronta a scivolare verso l'oligarchia. In questi anni sono stati contro Trump e con Trump, con un solo baricentro preciso: la convenienza. Nessun accordo economico globale può fare a meno dei padroni della globalizzazione. L'Europa per più di qualche lustro ha sperato di imporre una "digital tax" su queste mega aziende che assomigliano a super Stati privati. La notizia è che la burocrazia di Bruxelles ha preferito soprassedere. "La scelta - si legge - è stata presa in un contesto politico ed economico complesso, segnato da equilibri diplomatici delicati e dalla necessità di riformulare il bilancio per i prossimi anni". Non c'è molto da stupirsi. L'Europa aveva già fatto marcia indietro sulla "global minimum tax", che di fatto esenta le principali multinazionali americane dalla tassazione mondiale.