Matteo Ricci è in stato confusionale. C’è da capirlo. Si sognava governatore delle Marche con vista su Roma e la scalata alla segreteria, dove Elly Schlein traballa sempre più, e si trova invece a giocarsi una buona fetta di futuro politico mercoledì prossimo davanti ai pm che lo stanno indagando per concorso in corruzione. La paura è che i magistrati non abbiano messo tutto nelle carte uscite finora, che lo accusano di «aver compiuto o fatto compiere ai suoi dirigenti atti contrari ai propri doveri d’ufficio, in violazione degli obblighi di trasparenza, imparzialità e buon funzionamento della pubblica amministrazione». Si vocifera che la magistratura si sia tenuta in canna il colpo più pesante, tanto più che l’interrogatorio avverrà dopo quello di Massimiliano Santini, l’uomo di fiducia dell’ex sindaco, quello che decideva gli appalti senza gara e che è accusato di essersi intascato oltre centomila euro.
L’europarlamentare dem ansioso di tornare in provincia a fare il ras cerca di buttarla in vacca mediaticamente. Accusa il centrodestra di squadrismo e di infamarlo, ma il suo rivale nella corsa alla presidenza non abbocca. «Di Ricci non parlo, mi interessa la Regione», ha ripetuto anche ieri il governatore in carica, Francesco Acquaroli, intervistato dal direttore del Corriere Adriatico, Giancarlo Laurenzi, a Senigallia all’evento sul made in Italy organizzato da Fratelli d’Italia. «Non godiamo delle disgrazie altrui, Ricci è un problema di Pd e di M5S», ha specificato il concetto Arianna Meloni, sottraendo la maggioranza al gioco delle provocazioni e alla rissa mediatica che l’ex sindaco indagato continua a voler scatenare. Parlino i fatti e i magistrati, questa la linea del centrodestra.














