Un accordo "sostenibile" anche se ancora da studiare nei "dettagli".

Che "scongiura" una "guerra commerciale" tra Usa e Ue, uno "scontro frontale" tra le due sponde dell'Atlantico che non avrebbe giovato a nessuno, e, anzi, avrebbe avuto effetti "imprevedibili".

Dopo il primo commento a caldo, "bene l'accordo" ma "non posso entrare nel merito", Giorgia Meloni firma una nota congiunta con i suoi vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per benedire l'intesa con l'amministrazione americana sui dazi e per mettere i primi paletti. Perché se il governo ribadisce di essere "pronto" ad attivare "misure di sostegno a livello nazionale", anche Bruxelles dovrà fare la sua parte "per quei settori che dovessero risentire particolarmente delle misure tariffarie statunitensi". La cosa fondamentale, per Roma, era mettere la parola fine all'incertezza. Ora ci sarà tanto da fare anche sul fronte europeo, per "rafforzare il mercato unico, tagliare la burocrazia, diversificare le relazioni commerciali e ridurre le nostre dipendenze". Ma se le nuove tariffe "ricomprenderanno le precedenti", sarà meno gravoso sostenerle.

La premier segue le ultime battute della trattativa sui dazi dall'Etiopia, dove si trova per la sua seconda missione. Doveva essere l'occasione per toccare con mano i progressi del Piano Mattei, e per promuovere quel nuovo approccio ai rapporti con l'Africa, da concretizzare con il sostegno allo sviluppo nei suoi territori. Ma non è stato il vertice sui sistemi alimentari dell'Onu il pensiero con cui la premier è atterrata nel pomeriggio ad Addis Abeba, per co-presiedere il summit con il suo omologo Abiy. L'attesa era, inevitabilmente, tutta per quell'accordo sui dazi con gli Stati Uniti che rimane appeso a un filo fino all'ultimo, giudicato fin da subito "positivo" intanto perché effettivamente è stato raggiunto. Per valutarne a fondo la portata bisogna vedere bene "le tabelle", spiegano dal governo, e voce per voce come sarà applicato quel 15% che certo non era l'obiettivo iniziale di Roma, che ancora spera nella formula "zero per zero" per alcuni settori strategici, come l'agrifood. C'è da capire, in sostanza, come verrà applicata la nuova tariffa del 15%, se aggiuntiva o flat (che assorbe, cioè i dazi esistenti), per valutarne l'impatto reale categoria per categoria. E poi ci sono le "esenzioni" su cui un po' tutti i Paesi europei contano.