Spinto da una pressione internazionale sempre più intensa di fronte alla catastrofe umanitaria provocata dalla fame e dalla mancanza dei beni più essenziali, Israele ha ceduto e ha annunciato una "pausa tattica" per 10 ore al giorno delle sue operazioni militari in alcune parti di Gaza, insieme all'apertura di "percorsi sicuri" per l'arrivo degli aiuti alla popolazione ormai ridotta allo stremo.
L'Idf ha ripreso il lancio dal cielo di pacchi contenenti farina, zucchero e cibo in scatola, mentre anche Giordania ed Emirati hanno paracadutato nell'enclave almeno 25 tonnellate di beni con i loro aerei.
E dopo 150 giorni, anche l'Egitto ha fatto entrare dal valico di Rafah 120 camion di aiuti umanitari, tra cui cibo e forniture mediche dell'Onu, della Mezzaluna Rossa egiziana e degli Emirati.
Un primo passo per alleviare la crisi che intanto continua a uccidere ogni giorno a Gaza: sei persone decedute per la fame solo nelle ultime 24 ore, di cui due bambini, mentre a decine continuano a morire per gli attacchi in tutta la Striscia, compresi 24 uccisi nelle zone designate alla distribuzione degli aiuti.
Secondo quanto annunciato dall'Idf, le attività militari saranno sospese fino a nuovo avviso dalle ore 10 alle 20 locali ad Al-Mawasi, Deir al-Balah e a Gaza City, mentre "dalle 6 alle 23 saranno istituiti percorsi sicuri designati per consentire il passaggio dei convogli dell'Onu e delle organizzazioni umanitarie che consegnano cibo e medicine alla popolazione in tutta la Striscia".














