Le canzoni sono una cosa molto particolare. Ci prendono per motivi che poco hanno a che fare con la logica. Di solito prendono nello stomaco. Prendono il nostro lato emotivo. E allora le facciamo nostre, le leghiamo al momento in cui le abbiamo sentite per la prima volta, alle persone con cui le abbiamo ascoltate. E, soprattutto, le leghiamo ai cantanti e alle band che ce le hanno fatte conoscere. Spesso le canzoni famose per noi sono di quel cantante che le ha portate al successo. La musica invece è una cosa molto complicata. Ci sono autori che scrivono canzoni, artisti che le cantano, e cercano di farle arrivare al pubblico. Ma non sempre ce la fanno. Le canzoni volano da un artista all’altro. E capita che, prima o poi, arrivino a tutti. Ci sono tante canzoni che crediamo siano state pubblicate per la prima volta dagli artisti che le hanno portate al successo. Ma spesso si tratta di cover. Di canzoni che erano da qualche altra parte prima di esplodere. Ecco alcune canzoni famose che erano delle cover e che (forse) non lo sapevamo.Tainted Love (Soft Cell – Gloria Jones)Da ragazzi, quando la ballavamo in discoteca, non immaginavamo che Tainted Love, del 1981, fosse in realtà una canzone degli anni Sessanta. Abbiamo visto sempre la versione dei Soft Cell di Marc Almond come un simbolo del synth pop degli anni Ottanta e di una certa ala elettronica della new wave da pensare che Tainted Love potesse essere vissuta solo in quel momento, nei dancefloor degli anni Ottanta, con quei suoni sintetici e scintillanti. La versione originale della canzone viene addirittura dal 1965 e, prima della versione dei Soft Cell, non era in effetti molto nota. È una canzone soul scritta da Ed Cobb e portata alla ribalta dalla cantante americana Gloria Jones (che già nel 1976 aveva provato a riportarla alla ribalta con una versione glam rock insieme a Marc Bolan). Ma è una canzone senza tempo: negli anni è stata cantata da Marilyn Manson, in una versione glam metal, e da due band italiane: i rockabilly Boppin’ Kids e i pop-punk Prozac+.Girl Just Want To Have Fun (Cyndi Lauper – Robert Hazard)Anche Girl Just Want To Have Fun è così legata agli anni Ottanta che per anni abbiamo creduto che fosse un brano originale. Anzi, ancora adesso ci scordiamo continuamente che non è nato con Cyndi Lauper. La canzone che lanciò la star e aprì le porte al successo dell’album She’s So Unusual nel 1983-84, è in realtà scritta da Robert Hazard, che l’aveva eseguita con varie band della zona di Philadelphia. Era una canzone rock. Ma la cosa bella è che Hazard l’aveva scritta da una prospettiva maschile: quel “le ragazze vogliono solo divertirsi” era inteso in senso negativo. Cindy Lauper ribaltò completamente la prospettiva, riscrisse in parte il testo, e aggiunse un ritornello killer. E la canzone, sostenuta da sintetizzatori squillanti, diventò un inno femminista, perfetto per gli anni in cui la musica iniziava a diventare donna, dopo Debbie Harry dei Blondie e Madonna. Ascoltare Robert Hazard è interessante, è una specie di Springsteen che non ce l’ha fatta. Negli anni Novanta, Cyndi Lauper avrebbe fatto un'autocover della sua canzone: Hey Now (Girl Just Want To Have Fun).The Best (Tina Turner - Bonnie Tyler)Nessuno riuscirebbe a immaginare The Best (1989) senza la voce di Tina Turner. Invece, forse, si può. Perché The Best, uno dei più grandi successi della cantante, è stata cantata per la prima volta, solo un anno prima, nel 1988, da un’altra voce bellissima e ruggente, quella di Bonnie Tyler. Scritta da Mike Chapman e Holly Knight e prodotta da Desmond Child per l’album Hide Your Heart. Probabilmente non era il momento giusto per Bonnie Tyler, che forse era finita nel dimenticatoio dopo i successi di qualche anno prima, Total Eclipse Of The Heart e Holding Out For A Hero. The Best è diventato l’inno della squadra scozzese di Glasgow Rangers e del pilota di Formula 1 Ayrton Senna. La seconda versione della canzone, in effetti, è prodotta meglio, è più raffinata, e ha anche un video più di qualità. Dopo il clamoroso successo della canzone, anche Bonnie Tyler ammise che la versione di Tina Turner aveva qualcosa in più..I Will Always Love You (Whitney Houston - Dolly Parton)Quando I Will Always Love You è deflagrata nel mercato musicale e cinematografico, nel 1992, è stato un successo tale e immediato che nessuno si è fermato a pensare da dove venisse quella canzone. Il brano portante della colonna sonora di The Bodyguard, che vedeva Whitney Houston come cantante e anche attrice protagonista, accanto a Kevin Costner, d’altra parte, sembrava davvero l’ennesimo brano costruito ad arte sulla voce della Houston, una cantante dalla voce così pulita e potente da fare suo qualsiasi brano, non importava da dove venisse: All At Once, The Greatest Love Of All, Where Do Broken Hearts Go erano stati i suoi cavalli di battaglia e I Will Always Love You era l’ennesimo successo annunciato. Durante una scena di The Bodyguard, però, i due protagonisti sono in un bar e mettono una canzone al juke-box. E parte la versione originale di I Will Always Love You, un brano country cantato da Dolly Parton. Una voce bellissima, anche se non potente come quella della Houston. La canzone uscì nel 1974, fu subito un successo, e tornò in classifica nel 1982, come colonna sonora del film Il più bel casino del Texas. Ma la cosa più incredibile è che, negli anni dell’uscita della canzone originale, Elvis Presley propose a Dolly Parton di inciderla a due voci. E lei disse di no. Certo, Presley – anzi il suo manager, il Colonnello Tom Parker – pretendeva di aver la metà dei diritti della canzone… Tutti la considerano la canzone d’amore per eccellenza: eppure Dolly Parton la scrisse per la fine di un rapporto di lavoro, quello con il suo mentore Porter Wagoner.No More “I Love You’s” (Annie Lennox – The Lover Speaks)Quando, nel 1995, uscì No More “I Love You’s” c’era una grande attenzione attorno ad Annie Lennox. La cantante che aveva dominato gli anni Ottanta insieme a Dave Stewart con gli Eurythmics aveva lanciato pochi anni prima la sua carriera solista. No More “I Love You’s” era il singolo di lancio del suo secondo album solista, Medusa. E fece ancora una volta centro: raffinatissimo, melodico, con quel do-be-do-be-do iniziale, che sembrava arrivare da altri tempi, e con la voce unica della Lennox. In realtà quella canzone viene dal 1986, dal duo new wave inglese The Lover Speaks, cioè David Freeman e Joseph Hughes. È una canzone davvero bella, forse anche più della cover, che la voce baritonale del cantante rende molto intensa ed enfatica. Avrebbe meritato di essere una hit già nel 1986, ma si sa come vanno certe cose. Ma è ancora più bello che la canzone, come tutte quelle dell’album, sia ispirata al libro Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. Nel 1986 i Lover Speaks aprivano spesso i concerti degli Eurythmics: Annie Lennox amava questa canzone e si chiedeva perché non avesse il meritato successo. Così, una volta iniziata la carriera solista, chiese loro se poteva interpretarla. E loro accettarono volentieri.Torn (Natalie Imbruglia - Ednaswap)Quando nel 1997 Natalie Imbruglia salì alla ribalta con Torn fu amore a prima vista per tutti. Per i ragazzi che si innamorarono del viso da bambina e gli occhioni blu sgranati della star australiana, e per le ragazze che si lasciarono ispirare dall’iconico taglio di capelli (imitatissimo solo come quello di Jennifer Aniston in Friends). Tutti innamorati di Torn, ballata su un amore finito (come il novanta per cento delle ballate), con un arrangiamento che aveva un pizzico di rock alternativo (come il look di Natalie) che, in quegli anni, male non faceva. Ci sarebbe stato un po’ di rock anche nell’album di debutto della popstar, Left Of The Middle. Tutti così innamorati da non chiedersi da dove venisse quella canzone: scritta da Scott Cutler e Anne Preven, con il produttore Phil Tornalley, era uscita già nel 1991 come brano solista di Anne Preven, poi come singolo dalla cantante danese Lis Sørensen con il titolo Brændts, e ancora come singolo degli Ednaswap, la band formata da Cutler e Preven. E poi ancora nel nord Europa, dalla cantante norvegese Trine Rein. Ma la versione di Natalie Imbruglia ha qualcosa in più. Registrata con Phil Tornalley alla chitarra e al basso, è stata mixata da Nigel Godrich, già al lavoro con i Radiohead. Guardate tutte le versioni e capirete quanto, in musica, contino la produzione e il personaggio giusto. E che le canzoni, da sempre, fanno dei giri immensi e poi ritornano.Alta Marea (Antonello Venditti - Crowded House)A proposito di amori che fanno giri immensi e poi ritornano, in questa storia di cover c’è anche lui, il nostro Antonello Venditti. E proprio nel disco di Amici mai, Benvenuti in Paradiso, c’è un altro pezzo da Novanta, Alta marea. Anche se in questo caso la storia è più nota. E anche la canzone originale. Certo, non aveva avuto un grande successo in Italia, ma è a livello mondiale sì. Ed è un vero capolavoro. La canzone che Venditti ha fatto sua facendola diventare un classico è la cover di Don’t Dream It’s Over, brano del 1986 dei Crowded House, band australiana. Di fatto è stato l’unico loro brano di successo: numero 2 negli Stati Uniti e numero 1 in Canada, ma solo sessantesimo, all’epoca, in Italia. La canzone di Venditti, così, è stata come una canzone nuova. Oggi Don’t Dream It’s Over è un classico, e viene suonata spesso dalle radio di tutto il mondo, anche in Italia. Nel video di Antonello Venditti appare una giovanissima Angelina Jolie.Gli spari sopra (Vasco Rossi - An Emotional Fish)Ed erano davvero pochissimi quelli che, in Italia, nel 1992, conoscevano Celebrate degli An Emotional Fish, band irlandese. Tutti, in quell’anno, conoscevano però la sua versione italiana: Gli spari sopra di Vasco Rossi, la più grande rockstar italiana. Celebrate era uscita tre anni prima, e in Italia era sconosciuta. Vasco Rossi ha fatto un’operazione molto intelligente. Ha mantenuto tutti gli elementi di forza della canzone: il giro di basso, il nervoso arpeggio di chitarra elettrica, la batteria incalzante, e anche alcune parole chiave, come la parola “beautiful”, che rimane nel testo. Ma è geniale l’adattamento del ritornello: “celebrate, this party’s over, I’m going home” diventa “sorridete, gli spari sopra sono per voi”, che, a livello vocale, ha un suono simile. E poi Vasco costruisce per la canzone un testo evocativo della grande sfiducia verso i potenti che si respirava in quegli anni (erano gli anni di Tangentopoli e della Guera del Golfo). Un testo che, letto oggi, è ancora attualissimo.