Ddl Giustizia: cosa manca?

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Un venditore ambulante di tessuti mentre invita agli acquisti i bagnanti sulle spiagge di Marina di Ravenna

Roma, 27 luglio 2025 – Le parole hanno il potere di distruggere e di creare, insegnava Buddha. O, più modestamente, danno un nome alla realtà. Poi la realtà si evolve e le parole evaporano, diventando una voce desueta del dizionario. I diversamente giovani ricorderanno l’imperversare di “vu cumprà” e delle sue infinite varianti, “vu’ cumprà”, “vù cumprà”, “vucumprà”, “vuccumprà” e perfino “vo’ cumprà” (quasi stilnovistico): anni Ottanta in purezza, come il pentapartito, le spalline delle giacche, la Milano da bere e le “Domeniche in” di Baudo. All’epoca, fu un’espressione più inflazionata della lira, poi rimossa dai media in quanto politicamente scorretta, razzista, colonialista, e chi più ne ha più ne accusi. Adesso un dotto saggio di Rocco Luigi Nichil ne ripercorre ascesa e caduta in “R&S – Ricerca e soccorso. Piccolo dizionario di parole migranti” sulla rivista “Lingua italiana” della Treccani, dunque autorevole. E, come sempre, una parola inventata per definire gli altri, i migranti che vendevano merce taroccata sulle spiagge, racconta in realtà soprattutto noi che l’abbiamo inventata.