MARGHERA (VENEZIA) - Una cifra apparentemente modesta, di poco superiore ai mille euro, inviata per aiutare la famiglia rimasta in Bangladesh, si è trasformata in un macigno sulle spalle di circa duemila cittadini bengalesi residenti a Marghera che si sono visti recapitare una sanzione di 2 mila euro a testa per aver violato le norme italiane in materia di antiriciclaggio, superando il limite di mille euro settimanali che è consentito spedire all’estero. Tutti i duemila lavoratori sostengono di essere stati tenuti all’oscuro del tetto massimo imposto dallo Stato, in quanto il servizio di money transfer a cui facevano riferimento negli ultimi cinque anni aveva specificato loro che non esisteva alcun limite, invitandoli anzi ad inviare più denaro.
Queste duemila persone si appoggiavano infatti ad uno stesso sportello, in via Rossarol 42 a Marghera, sul cui titolare riponevano la massima fiducia essendo uno dei primissimi imprenditori ad aver introdotto il servizio in città. «Per anni l’ufficio di via Rossarol è stato un punto di riferimento per la comunità – spiega il portavoce della comunità bengalese di Venezia Prince Howlader – Tutti si fidavano di lui». Una fede di cui il titolare si è però approfittato: «Ha detto ai suoi clienti che non c’era alcun tetto perché lui guadagnava una percentuale da ogni trasferimento, e più erano ingenti più lui ne traeva un tornaconto». Se ognuno dei duemila lavoratori ha ricevuto una sanzione di 2 mila euro infatti, il titolare dello sportello ne ha ricevuta una di circa 200 mila euro. «In tantissimi casi sono stati inviati in Bangladesh 50 o 100 euro in più rispetto al limite dei mille – continua Howlader – adesso l’intera comunità è terrorizzata a fare qualsiasi cosa: non sanno più di chi possono realmente fidarsi, temono che dietro ad ogni pratica ci siano altre leggi di cui non sono a conoscenza».






