Una montagna di denaro. Guadagnato, in parte in nero, in parte in modo del tutto regolare in Italia. Da immigrati residenti nel nostro Paese che, invece di rimettere in circolo quei denari, li spediscono in Bangladesh, piuttosto che in Marocco, in India o in Perù. Una sorta di lavatrice del contante, quella che viene effettuato quotidianamente dai money transfer, caduti ora sotto la lente di ingrandimento del governo. I temi che si intrecciano in questa solo apparentemente intricata vicenda sono molti. E toccano, da vicino, nel concreto, le tasche di tutti gli Italiani. Soprattutto quelli meno ricchi, che ogni mese devono fare i conti con difficoltà, caro vita e rinunce quotidiane. Partiamo dai numeri: nel 2023 sono stati inviati, sono in Bangladesh, 26 milioni dal territorio dell’ex provincia di Gorizia, secondo i dati di Banca d’Italia. Nel 2024 da Roma sono partiti 306 milioni di euro sempre per il Bangladesh, 170 da Milano per le Filippine, oltre 52 per la Georgia da Bari, 44 da Brescia in direzione Pakistan. Prima domanda: dove sono finiti quei soldi? Per aiutare la famiglia di origine del lavoratore straniero in difficoltà o per finanziare terrorismo, produzione e vendita di armi o di droga? Impossibile saperlo, anche perché, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di operazioni finalizzate con denaro contante. E di piccolo taglio. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di trasferimenti di cento, duecento euro alla volta. Ed è sostanzialmente impossibile seguire il flusso di quel denaro, una volta giunto in nazioni asiatiche o africane.
Bangla Cash, quel denaro inviato dagli stranieri senza controlli e tasse
Una montagna di denaro. Guadagnato, in parte in nero, in parte in modo del tutto regolare in Italia. Da immigrati residenti nel nostro Paese che, inve...






