Con la giustificazione del “online”, da tempo è in atto uno spostamento “sistemico” del potere di applicare il diritto dalle mani della magistratura a soggetti privati e autorità indipendenti.
Norme europee, come il regolamento sui servizi digitali, affidano ai “trusted flagger” — novelli delatores — il compito di segnalare contenuti illeciti e “inappropriati” (cioè “sgraditi” ma non vietati) e alle piattaforme il potere di rimuoverli e “sanzionare” gli utenti” senza coinvolgere un giudice. Altre, come la direttiva Audiovisual and Media Service, promuovono la “coregolamentazione” —sulla carta un accordo fra regolatori pubblici e regolati privati, ma in realtà frutto di una negoziazione squilibrata che, dunque, tutto è tranne che negoziata, ma soprattutto non è sottoposta al controllo del Parlamento.
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DI ELISABETTA BERTI*
Allo stesso modo, le autorità indipendenti che pure non fanno parte della magistratura hanno progressivamente invaso il campo della giustizia rivendicando il potere di tutelare i diritti dei cittadini e si sono attribuite il potere di compiere atti —come gli oscuramenti di siti e la rimozione di contenuti — che spetterebbero solo a un giudice.








