I dazi di Donald Trump sono già costati a Volkswagen 1,3 miliardi di euro. A Wolfsburg, quartier generale della casa automobilistica tedesca, si auspica un accordo il più rapido possibile tra la Commissione europea e l’amministrazione statunitense. Tra aprile e maggio, le esportazioni di auto tedesche verso gli Stati Uniti hanno subito un drastico calo: secondo i dati della Vda, l’associazione che riunisce l’industria automobilistica tedesca, si registra una flessione rispettivamente del 13% e del 25%.

«Non si può pensare che la situazione sia temporanea», ha dichiarato l’amministratore delegato Oliver Blume, commentando i risultati del secondo trimestre dell’anno. I conti evidenziano un nuovo calo dell’utile, sceso a 2,3 miliardi di euro.

Alcuni marchi, come Audi e Porsche, dipendono in larga parte dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, in partenza sia dall’Europa che dal Messico. L’impatto dei dazi del 25% sulle automobili si è sommato a difficoltà pregresse comuni a tutto il settore, che avevano già spinto l’azienda a varare un piano di riorganizzazione, incluso un accordo con i sindacati per il taglio di circa 35.000 posti di lavoro entro il 2030.

Nell’attesa che Bruxelles e Washington trovino un terreno comune, Wolfsburg si muove in autonomia. Volkswagen è tra le multinazionali che hanno promesso nuovi investimenti negli Stati Uniti. «Sono stato personalmente a Washington, e da allora il dialogo è costante», ha raccontato Blume in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, parlando di discussioni «costruttive». Secondo quanto riportato da Reuters, anche altre case automobilistiche tedesche sono in contatto con l’amministrazione americana per ottenere concessioni in cambio di investimenti sul suolo statunitense. Una strategia che ricalca l’obiettivo dichiarato della politica protezionistica di Trump: riportare la produzione negli Stati Uniti.