“Sono sola. Ma sto scrivendo le canzoni del mio primo album. Le canzoni sono un’occupazione da persone sole. Le canzoni sono fantasmi. Quando uscirà l’album diventerò una distributrice itinerante di fantasmi”. Londra, 1985: Sinead O’Connor ha appena ottenuto il suo primo contratto discografico e sta lavorando al suo disco di debutto. The Lion And The Cobra. È sola, ma è felice. Alle spalle ha avuto un’infanzia e un’adolescenza infernale. Davanti a sé il successo, ma anche molti altri problemi, e una fine troppo improvvisa. Il problema è che abbiamo visto troppi film, o letto troppi libri. Siamo abituati a delle storie di formazione, di crescita e riscatto, a lieto fine. Storie in cui, attraverso mille ostacoli, l’eroe riesce a raggiungere il suo obiettivo. La storia di Sinead O’Connor, però, non poteva finire bene. Siamo ancora scossi dalla notizia della sua scomparsa, due anni fa. E ci siamo accorti che, in fondo, non sapevamo molto di lei. Leggendo Ricordi, l’autobiografia di Sinead O’Connor (Mondadori, 312 pagine, € 20,00) scritta a modo suo – in modo schietto, senza pudori, punk – cominciamo a capire tante cose. La sua storia ci sembra di averla già sentita: è tanto simile a quella di Kurt Cobain, il leader dei Nirvana. Un’altra storia che non poteva finire bene. Perché entrambi dalla loro infanzia violata hanno riportato traumi troppo forti. Due bambini sbattuti da una parte all’altra come pacchi, due creature che non sembrava volere nessuno. L'infanzia di Sinead O’Connor è la versione horror di un romanzo di Dickens: una bambina che subisce continuamente violenze psicologiche, fisiche, morali, castighi e umiliazioni.Elvis è morto, ho bisogno di un nuovo padrePer fortuna c’è una luce che si fa strada prima timidamente e poi sempre più con forza: la musica. Tutto inizia da quel pianoforte a muro, con i tasti gialli, che si trova nella casa della nonna paterna, le cui note rimbombano come le campane fantasma di una nave affondata. Quel piano che la chiama, e che lei suona di nascosto, tirando fuori solo note tristi. Quella tristezza che ritorna, forte, per la morte di Elvis Presley, il suo primo amore musicale. Da quando è morto, la piccola Sinead ha bisogno di un nuovo padre. Il suo non lo vede mai. Pian piano arrivano altri amori musicali: David Bowie, Bob Marley, ma anche le Sister Sledge e gli Impressions, le Supremes. E anche i Dire Straits, Elvis Costello, i Boomtown Rats di Bob Geldof e i Sex Pistols. E forse il suo amore più grande di tutti: Bob Dylan, uno che non finge di essere sempre gentile. Sinead O’Connor, in questo, sarà come lui. Dalla collezione di dischi di sua madre invece arrivano Ella Fitzgerald, Simon & Garfunkel, Van Morrison e i Velevet Underground. E poi John Lennon. “È sfacciato come me. È arrabbiato come me. Mi piace la sua voce arrabbiata. John è triste. Ed è coraggioso a dirlo”.Il leone e il cobra e il Salmo 91La seconda parte del libro è quella più gloriosa, è la sua ascesa nel mondo della musica. È il 1985. Sinead O’Connor lascia l’Irlanda e approda a Londra. Le Ensign Records l’aveva contattata. Sinead stava cantando in una band, i Ton Ton Macoute, incontrati dopo aver messo un annuncio sulla rivista Hot Press. A Londra registra dei demo con Karl Wallinger dei Waterboys. Sono quattro canzoni, tre delle quali entreranno nel suo primo album, The Lion And The Cobra. Una di queste è Drink Before The War, dedicata al direttore del suo collegio che odiava la musica e le impediva di portare a scuola la sua chitarra. L’altra è Just Like U Said It Would B con Steve Wickham al violino, che parla della lezione ricevuta da un pastore sull’arte e gli effetti della recitazione del Salmo 91. The Lion And The Cobra, il titolo dell’album, viene proprio da qui. E poi c’era Never Get Old, un altro brano scritto a scuola su un ragazzo, molto riservato, di cui tutte le ragazze erano innamorate, e che possedeva un falco. Grazie al demo, Sinead O’Connor ottiene il suo primo contratto discografico.Voglio sembrare un maschioMa non sono tutte rose e fiori. Non è detto che, ottenuto un contratto, la strada sia in discesa. Avere a che fare con la Ensign non è facile. Nigel e Chris, i due manager dell’etichetta, non apprezzano affatto il suo look. A quei tempi Sinead gira vestita da uomo e con i capelli cortissimi, a spazzola, un taglio alla mohicana. I discografici la volevano diversa: una ragazza in minigonna e stivali, con orecchini, collane, braccialetti. Tutti accessori rumorosi che vicino a un microfono non starebbero affatto bene. “Vuole che io somigli alla tua amante e alla tipa per cui hai lasciato la moglie?” risponde lei. Cala un silenzio assordante. “Secondo me devi rasarti la testa a zero”, gli avrebbe detto poi Fachtna, il suo manager. Il giorno dopo Sinead va dal barbiere, un greco di fianco ai bagni pubblici vicino alla Ensign. “Voglio sembrare un maschio” gli dice. Ecco come è nato l’iconico look di Sinead O’ConnorSe vuoi fare la musicista non devi fare figliDurante le registrazioni dell’album Sinead rimane incinta. Il padre è John, il suo compagno di allora. Quando apprende la notizia rimane sconvolto. E Sinead racconta di avere smesso di amarlo all’istante, di non desiderarlo più. Neanche la casa discografica prende bene la notizia. Nigel le dice di presentarsi dal medico per interrompere la gravidanza. Il giorno dopo il dottore le dice queste parole. “La casa discografica ha speso centomila sterline per registrare il tuo album. Non avere il bambino sarebbe doveroso nei loro confronti”. È come se, ancora una volta, quella bambina venisse abusata da degli adulti. Il messaggio è questo: se vuoi fare la musicista non devi fare figli. Le donne non devono abbandonare i loro bimbi per andare in tour e non possono certo portarseli dietro. Ma Sinead decide di fare di testa sua e tenere il bambino. “Nigel se le può ficcare nel **** le sue centomila sterline. E così il suo produttore. Ricomincio da capo”.Tutti i fiori che hai piantato sono morti quando sei andata viaThe Lion And The Cobra vede la luce, e diventa un successo. L’immagine di Sinead O’Connor è vincente. Anche quella copertina in cui sembra urlare, ma in cui invece sta solo cantando. La sua voce è questo: è un urlo, è una coltellata. Ma è anche angelica, nitida, pulita. Nel 1989 l’album viene candidato ai Grammy Awards. Ma è il secondo album I Do Not Want What I Haven’t Got, che la rende definitivamente una star. Con buona pace di Nigel, che non voleva fare uscire il disco perché ritenuto “troppo personale”. “Farà la fine del secondo album di Terence Trent D’Arby, a prendere polvere in un deposito”. Ma come fa una canzone ad essere troppo personale? Il successo dell’album è dovuto in gran parte alla meravigliosa Nothing Compares 2U, una canzone scritta da Prince. Il video viene girato in pare al cimitero Pére Lachaise, in parte a Londra. Quasi tutto il video è un’inquadratura in primo piano. Nel punto in cui dice “All the flowers that you planted mama, in the backyard, all died when you went away” piange per una ventina di secondi. Lo fa perché sta pensando a sua madre che era morta, anche se da qualche tempo. Quella che Prince aveva scritto come una canzone d’amore, Sinead O’Connor l’ha sempre interpretata rivolgendosi alla madre. Come se fosse l’unica occasione di passare del tempo con lei. E immaginando che lei la possa sentire. È per questo che è così struggente.Sono una cantante punk, non una popstarI Do Not Want What I Haven’t Got nel 1991 ottiene altre candidature ai Grammy. Ma Sinead O’Connor decide di non andarci. Rifiuta tutti i premi vinti da quel suo secondo album. Lo fa perché crede che l’industria discografica non la stia premiando per ciò che rappresentava, ma perché aveva “generato cifre importanti”. “Avevo fatto guadagnare un sacco di soldi a un sacco di uomini ai quali non fregava minimamente di cosa parlavano le mie canzoni”. “Quando rifiuto i premi e non mi esibisco alle cerimonie dichiaro apertamente che lo faccio per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza sui minori. E che sono una cantante punk, non una popstar”. La guerra tra l’artista e lo show business è iniziata.La foto strappata del PapaWar, guerra, è la canzone – di Bob Marley – che Sinead O’Connor canta in quella serata del Saturday Night Live del 1992 che le cambia la carriera e la vita. È la sera in cui strappa in diretta la foto di Giovanni Paolo II. Un gesto estremo. Che ha una storia molto complessa. Quella foto veniva dalla casa di sua madre: la aveva presa dalla parete della sua camera quando era a casa sua il giorno della sua morte. Nel 1978 Bob Geldof aveva strappato in diretta a Top Of The Pops una foto di John Travolta e Olivia Newton-John perché la loro Summer Nights era in testa alla classifica da 7 settimane. Sinead aveva sempre voluto distruggere quella foto del Papa. Per lei rappresentava le bugie e gli abusi della Chiesa. Non sapeva quando, ma sapeva che un giorno l’avrebbe distrutta. E la portava con lei in tutte le case in cui andava ad abitare. Quella sera al SNL, sta per cantare War, con il testo cambiato per denunciare la violenza sui minori. Ma è anche arrabbiata perché Terry, l’uomo con cui ha una relazione, le ha confessato di aver usato dei bambini come corrieri della droga. E perché, sui giornali irlandesi, aveva trovato storie di bambini violentati da dei preti. Tutto questo, unito alle esperienze dell’inferno della sua infanzia, porta alla deflagrazione. Durante le prove bluffa, e strappa la foto di un bambino ucciso dalla polizia in Brasile. Durante la diretta distrugge la foto del Papa gridando “combattete il vero nemico”, immaginando di parlare alle persone che avrebbero ucciso Terry per quella brutta storia di droga. In quel momento la vita attorno a lei cambia completamente.Il successo è essere come gli altri ti voglionoQuella notte al SNL ha distrutto la carriera di Sinead O’Connor. Ma lei non la pensa così. A distruggerla è aver avuto un disco al numero 1. Quella foto la ha solo rimessa sui binari: finalmente poteva guadagnarsi da vivere suonando sui palchi e basta. “È ciò per cui sono nata. Non sono nata per fare la popstar. Per quello bisogna essere una brava ragazza. Il successo come lo concepivano gli altri mi metteva a disagio perché implicava che dovessi essere come gli altri mi volevano”.La musica e l’ispirazioneCome è andata a finire la storia lo sapete. Ma nel libro Sinead O’Connor parla anche della sua musica, delle sue canzoni, dell’ispirazione. Mandinka è ispirata alla serie tv Radici, vista da ragazzina, quando identificava la schiavitù con la teocrazia e l’oppressione di cui era vittima a casa sua. Era anche la prima canzone in cui suonava la chitarra. Quanto alle canzoni di I Do Not Want What I Haven’t Got, Feel So Different è dedicata alla madre. E I Am Stretched On Your Grave è una vecchia poesia irlandese, cantata sulla base della famosa traccia di batteria di James Brown che ha dato origine alla musica hip-hop. Three Babies è la storia dei suoi tre aborti spontanei. Le canzoni dei primi due album parlano di morte, di fede e di spiriti. Leggete questo libro. E non ascolterete più quelle canzoni allo stesso modo.
A due anni dalla morte ripercorriamo la storia di Sinead O’Connor, magnifica distributrice itinerante di fantasmi
Diceva che le canzoni sono un'occupazione da persone sole, che sono fantasmi. Una vita difficile e una voce bellissima e indimenticabile






